Libri da ardere

SCAFFALE

001_LibriArdere La scrittrice Ameliè Nothomb nei suoi romanzi non manca certo di inventiva, anzi la sua specialità sembra essere quella di forzare le situazioni fino alle loro estreme conseguenze , osservando le reazioni dei personaggi coinvolti.
Su questa linea troviamo “Libri da ardere” pubblicato nel 1998 dalla Robin edizioni; un’opera che è difficile classificare, presentandosi come una pièce teatrale, un atto unico recitato da tre personaggi.
La situazione è quella della guerra, il cui perdurare fa scarseggiare sia il cibo che i combustibili per il riscaldamento invernale.
La scena si svolge in un studio dove vive il Professore, con una suo devoto assistente, Daniel; per riscaldare la stanza hanno già bruciato tavoli e scrivanie, sal-vando due sedie (anche perché scrivere seduti per terra fa più freddo), mentre sullo sfondo fa bella mostra uno scaffale a tutta parete pieno dei libri del Professore. Sulla scena arriva Marina, la ragazza di Daniel, che è ossessionata dal grande freddo che la pervade e di cui che non riesce a liberarsi.
È lei che in un colloquio a tre pieno di disperazione e di cinismo, arriva a suggerire al Professore di bruciare i libri dello scaffale per riscaldare la stanza, considerato anche che un bombardamento ha distrutto l’università e anche Marina deve essere ospitata nella stanza del Professore.
È una drammatica edizione del gioco di società con cui a una persona si chiede quale libro si porterebbe su di un’isola deserta. Solo che questa volta non è un gioco ma una esigenza dettata dalle drammatiche circostanze della guerra.
La situazione si protrae per il tempo necessario a dar fuoco, razionandoli, a tutti i libri dello scaffale, con grandi discussioni circa l’opportunità di salvarne qual-cuno.Si arriva alla esasperazione con Marina che, pur amando Daniel, si concede al Professore per poter godere del calore sia del suo corpo che di quello di lui, surriscaldati dalla passione amorosa.
Poi quando non c’è più niente da fare, prima i ragazzi e poi il Professore, dato fuoco agli ultimi volumi, scelgono di scendere in piazza per essere centrati dai cecchini, ponendo così fine alle loro sofferenze.
Come si vede un racconto terribile, dove la grande cultura viene esaminata dal punto di vista della sua incapacità di andare incontro ai bisogni primari delle persone, ciò che anche le opere massime non possono fare se non come carta da ardere.