L’idea di ucciderti

TEATRO

L’idea di ucciderti Di ossessione in ossessione: la 38^ Stagione Teatrale Thiene procede imperterrita nel presentare opere sconvolgenti, quasi una volontaria ricerca dell’orrido, del macabro, del degenere.
Recentemente il programma prevedeva “L’idea di ucciderti” scritto e diretto da Giancarlo Marinelli, con Caterina Murino e Fabio Sartor.
La vicenda narrata è sostanzialmente l’interrogatorio di un accusato di uxoricidio, da parte di un pubblico ministero stile executive, con tanto di segretaria o cancelliera e l’avvocato difensore d’ufficio.
Solo che, nell’evolversi dell’inquisizione, ad un certo punto l’uxoricidio sembra quasi venire giustificato dal comportamento della moglie, e l’assassinio ci viene presentato in positivo, come uno che, con tanto di ragioni, in fondo in fondo ha agito per amore.
Non possiamo raccontarvi il finale a sorpresa, che se possibile aggiunge l’orrido all’orrido, come se un marito che spacca il cervello alla moglie con il ferro del camino non fosse stato già abbastanza.
Attorno alla vicenda, già di per sé tragica si svolge un vero e proprio groviglio di squallidi casi personali; da una parte il pubblico ministero, la bella e brava Caterina Murino, in crisi di coppia perché l’amante (scopriamo) se la fa con la segretaria, con il banale otelliano espediente del foulard amaranto, mentre anche l’avvocato ha una storia famigliare tragica, scontrandosi con un figlio-poliziotto che gli chiede il conto del suo comportamento di padre snaturato.
Aggiungasi che la moglie assassinata (chissà perché al-banese), stava cominciando una tresca con un ricco in-glese, anche per sistemare la madre ammalata di qualche malattia senile, che già di per se stessa sembra un incubo vivente. Raccapricciante la scena della ispezione uterina per vedere se la figlia è incinta.
Insomma nei 100 minuti della commedia non c’è un momento o una persona che si possano considerare all’interno di una normalità.
Possiamo anche ammettere che quella di Fabio Sartor è stata una buona interpretazione, con quasi un’ovazione finale da parte del pubblico; ma è l’argomento che è scabroso, è il tentativo di presentare l’uxoricidio dichiarato come un sofferto atto d’amore, quello che più ci disturba. Soprattutto se si pensa ai recenti sconvolgenti casi riportati dalla cronaca di casa nostra.
È tipico dei momenti di crisi artistica quello di ricercare il consenso giocando sulle tinte forti, sulla violenza, sulla ripugnanza dell’orrido; ma il fatto che il teatro italiano sia in una crisi, siamo benevoli,… di passaggio dal tradizionale verso aperture alla modernità, non può certo spiegare il fenomeno della scelta di tanto marciume.
E non c’è certo da stare allegri, soprattutto se si considera che la Stagione Teatrale ha ora di fronte “Delitto/Castigo” e “Vincent Van Gogh”. Giusto per gradire.

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