L’inutile strage

CULTURA

Non poteva mancare la “banda del clic” tra quanti in questi giorni stanno celebrando l’anniversario dei cento anni dalla fine della Grande Guerra.
É questo il nome che simpaticamente abbiamo ormai da tempo affibbiato al gruppo di fotografi composto da Valter e Luca Borgo (con, in questa occasione, la presenza defilata di Giuseppe Stella), che ormai ci ha abituato ad interpretare i vari aspetti della realtà che ci circonda, così come loro li colgono attraverso l’obiettivo della macchina fotografica, presentandoceli puntualmente in ricorrenti mostre tematiche di grosso spessore culturale.
Con la Mostra fotografica intitolata “L’inutile strage”, allestita presso la Sala Riunioni della Biblioteca Civica di Thiene e aperta fino al 4 novembre, hanno dato la loro versione di un fatto storico come la Grande Guerra, presentandocela in una ricca serie di immagini decisamente artistiche sul piano tecnico-estetico, ma anche significative sul piano culturale, relative ai luoghi che ancora testimoniano quanto è successo un secolo fa sulle nostre montagne, o comunque dalle nostre parti.
Il titolo della Mostra “L’inutile strage”, è di per sé un grido di denuncia, e merita quindi di essere approfondito.
I nostri fotografi hanno girato in lungo e in largo sui monti in cui si è combattuta la Grande Guerra, fotografando cippi, targhe o altri elementi, come una gavetta arruginita o un bossolo di proiettile, che ci riportano ad un secolo fa, quando qui si è combattuto per tre lunghi e duri anni; sono i segni che testimoniano dove è caduto un soldato, o comunque dove è passato lo sforzo bellico duramente pagato.
Una mostra fotografica, per sua natura, ci presenta ciò che il fotografo ha visto; come dire “questa è la realtà che io ho trovato”, lasciando a noi interpretare l’immagine a seconda della nostra sensibilità.
In questo la Mostra sull’inutile strage si distingue dalle molte altre iniziative che sull’argomento della Grande Guerra sono ricorse in questi tre ultimi anni, in cui più o meno tutti, troppo stesso non senza retorica, hanno voluto esprimere l’orrore per gli atroci combattimenti, le sofferenze imposte alla popolazione, come il profugato, e tutto quanto è avvenuto cento anni fa di questi giorni.
Si distingue perché invece di darci le facili emozioni già pre-confezionate, siano esse di orgoglio o di orrore, lasciano a noi lo sforzo di meditare e quindi provare quel che loro hanno già sentito inquadrandoli con i loro obiettivi.
In genere si tratta di scorci paesaggistici più o meno suggestivi, all’interno dei quali viene colto un elemento realistico, un cippo, una targa, che portano il nostro pensiero a ricordare l’assurda contraddizione tra quello scorcio di bellezza naturale, e il fatto che qui è stata tragicamente spenta la vita di un giovane soldato, di cui ormai rimane solo un segno per ricordo.
Sembra quasi che l’inutile strage non sia stata solo quella dei tanti giovani caduti in guerra, ma anche quella del paesaggio così duramente deturpato da bombe e granate, lasciando tracce che un secolo di storia non è riuscito a cancellare.

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