Lo strano linguaggio di Matteo Salvini

ATTUALITÀ

Se non fosse che purtroppo ne siamo drammaticamente coinvolti come cittadini, ci sarebbe da divertirsi a fare una approfondita esegesi dei discorsi del premier-dimezzato Matteo Salvini, che ormai ci sembra un puppet meccanico che automaticamente ed ossessivamente continua macinare i soliti ripetuti discorsi, con frasi-sentenze su tutto e su tutti (quasi fosse dotato di onniscienza).
Dovendo purtroppo seguire i suoi discorsi, come cittadini che cercano di informarsi attraverso i normali media, ci capita di notare espressioni che non mancano di preoccuparci, più che interessarci politicamente.
Abbiamo già rilevato la strampalata promessa di assicurare agli Italiani addirittura un fantomatico “diritto alla felicità”, ciò che finora avevamo letto solo sulla Costituzione degli Usa.
Il governo Salvini-Di Maio (Conte fa solo il premier inesistente) non solo pensa di essere in grado di assicurare agli italiani il diritto di essere felici, ma sono anche convinti che gli italiani ci credano, accreditandoli così di una dose di dabbenaggine tale da poterli identificare come fautori nientemeno che della loro felicità.
Noi non crediamo che gli italiani, almeno non tutti, possano diventare altrettanti Pinocchio che marinano la scuola (leggi “il lavoro”) per andare nel Paese dei Balocchi dove, narra Collodi, il «…giovedì non si fa scuola, e ogni settimana è composta di sei giovedì e di una domenica.»
Un paese dei balocchi le cui godurie verrebbero ad essere irresponsabilmente a carico di un già enorme debito pubblico, quasi che i debiti, prima o poi, qualcuno non debba pagarli.
Ma oltre a queste irreali e pericolose promesse, che (almeno è il nostro auspicio) inevitabilmente cadranno, speriamo prima di provocare gravi danni, quello che di questi giorni stiamo osservando, non senza preoccupazione, è anche l’utilizzo da parte di Matteo Salvini di un linguaggio che ci ricorda altri tempi ed altri squallidi personaggi.
Di fronte alle osservazioni preoccupate sul programma dell’attuale governo italiano avanzate dai partner politici europei a Bruxelles, abbiamo sentito il leader leghista esplodere in un “dell’Europa me ne frego”, profetizzando
“tra sei mesi quest’Europa non ci sarà più…”, fino ad un eloquente “noi tireremo dritto!”, una frase che ci ricorda l’irresponsabilità, di uno che, con la stessa tronfiezza, ci ha portato direttamente dentro una catastrofe. Altro che le 300 mila doppiette bergamasche di Umberto Bossi!
Se a questo atteggiamento aggiungiamo la calda amicizia del nostro premier-dimezzato con personaggi come Marine Le Pen in Francia e Viktor Orban in Ungheria, impegnati insieme a costruire la fantomatica “Europa che verrà”, magari avendo dietro come consigliere quel Steve Bannon che ha creato un personaggio politico Donald Trump, c’è un reale pericolo che la prossima frase del nostro Capitan Fracassa possa essere “Armiamoci… e partite!”

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