L’orologio spezzato

ATTUALITÀ

046_TempoFermato È stato subito chiaro che quell’immagine dell’orologio ridotto a metà per la scossa del terremoto che ha investito l’Emilia, sarebbe diventata emblematica non solo del sisma ma anche del momento particolare che stiamo vivendo in Italia.
Da una parte, quelle dei ricorrenti terremoti, sono scene ormai purtroppo di routine, che ci vengono presentate con l’ormai stanca retorica dei commentatori tv che giocano a “farci piangere”, perché sembra loro che l’informazione debba puntare sul tragico per commuovere; ecco allora andare alla ricerca dello scorcio che colpisce, della frase di chi soffre. Noi da sempre crediamo che sia scandaloso “fare spettacolo” col dolore della gente, a cominciare magari dalla trasmissione “Chi l’ha visto?”.
Noi siamo più che convinti che se i commentatori vogliono davvero documentare il dramma che stanno vivendo le popolazioni dell’Emilia, bastano e avanzano le immagini, che da sole dicono tutto, senza che si debba aggiungere altro.
Quell’orologio spezzato, infatti, dice tutto; un cataclisma naturale che ha colpito fra le altre abitazioni anche una struttura storica come una chiesa, abbattendo un campani-le in cui una comunità da sempre si identifica.
Basta guardarlo per capire la gravità del danno, che non è solo materiale ma anche storico e umano.
Invece di piangere per giorni sopra alla rovine, limitiamo il nostro dolore e la nostra partecipazione alle vittime, a chi soffre, impegnandoci ad alleviare al più presto le loro sofferenze.
Non vorremmo più vedere lo scandalo dell’Aquila, col premier che andava e veniva finché la gente si è accorta di essere da lui presa in giro e si è arrabbiata.
Ma l’orologio spezzato ci ha fatto venire in mente anche il tempo che si ferma, come si è fermata la vita di una studentessa, Melissa Bassi, per un assurdo attentato, che non sappiamo definire, ma che è oltre ogni limite umano.
Ogni mattina di questi studenti ne vediamo a frotte anche nella nostra città, ognuno con i problemi del compito in classe, dell’interrogazione, insomma del loro vivere la scuola.
È fuori della realtà per noi immaginabile che un gruppo di questi studenti in attesa di entrare in classe, dopo essere scesi dall’autobus, sia investito dall’esplosione di una bomba fatta con le bombole del gas nascoste in un cassonetto. È qualcosa di innaturale, di assurdo, segno di una violenza che ormai supera ogni limite.
Noi non chiediamo la pena di morte o cose del genere, che è dimostrato aumenterebbe più che diminuire i fatti di violenza; chiediamo che tutta la città di Brindisi, come tutta l’Italia, si senta profondamente offesa da questo misfatto e collabori attivamente con le forze di polizia nella indagini per individuare il criminale attentatore.
Chiediamo anche che, in nome di quello che proviamo oggi e che non potremmo mai dimenticare, le indagini siano meticolose, il processo immediato e la pena certa ed esemplare, senza sconti o abbreviazioni: come dire, il carcere duro, dopo aver gettato via la chiave delal cella.