L’ultima ruota del carro

CINEMA

UltimaRuotaUn film del genere “commedia all’italiana” può essere definito il film “L’ulltima ruota del carro” recentemente proiettato al Cinema S. Gaetano nell’ambito dei Cineincontri 2014.
Poco importa se la vicenda narrata sia vera e si rifaccia ad una persona realmente esistita, perché il nostro Ernesto Marchetti, magnificamente interpretato da Elio Germano, non è solo un italiano, ma è l’italiano medio alle prese con l’ultimo quarantennio della nostra storia.
Le vicende cominciano infatti dal 1967 e vediamo il nostro Ernesto nel campo da calcio parrocchiale, una schiappa alle prese con le aspirazioni calcistiche paterne.
La vicenda sembra proseguire su due binari: quello della storia italiana e quella della famiglia che Ernesto si creerà con Ada (una toccante Alessandra Mastronardi).
Così il garzone del padre tappezziere aveva casualmente parcheggiato l’auto vicino alla R5 rossa in cui fu ritrovato il cadavere di Aldo Moro.
Attraverso l’amico e collega, interpretato da Sergio Rubini, rivediamo tutta la boriosa corruzione introdotta in Italia dal Psi di Craxi, con la meritata caduta di “mani pulite” e le monetine del St. Raphael.
Divenuto trasportatore Ernesto entra nel mondo dell’arte moderna conoscendo l’eclettico pittore interpretato da Alessandro Haber, e la nobiltà più o meno decaduta che girava attorno ai socialisti.
Mentre la famiglia cresce con la nascita del figlio, si susseguono le ricorrenze e le partite di calcio, mentre, da raccomandato, Ernesto diventa perfino cuoco in una scuola materna, senza nemmeno sapere come si fa una cotoletta alla milanese.
C’è anche l’episodio della malattia, che fortunatamente di rivela un falso allarme, ma con cui si trova il modo di entrare nel mondo della sanità o della malasanità.
Alla fine Ernesto e la moglie sono invecchiati, il figlio si è sposato, proprio quando la fortuna lo sfiora con un gratta e vinci, che la moglie ha gettato nelle immondizie.
Il film, pur con qualche incertezza e qualche banalità di troppo, a noi sostanzialmente è piaciuto proprio per la normalità della storia raccontata.
È un film dove ci si innamora tra i panni stesi ad asciugare, dove ci si marita in chiesa, con gli invitati, dove si fanno i figli senza mostrarci le tecniche da usare a letto.
Dove uno, fondamentalmente onesto, deve faticare non poco nella vita per mantenersi tale, quando tutto sembra andare in tutt’altra direzione; fino all’irrompere sulla scena del berlusconismo da cui si spera stiamo uscendo.
Vedere il primo Berlusconi, quello di Forza Italia, osannato come uno che “ama le donne”, suona fatalmente ironico oggi che abbiamo vissuto i bunga bunga di Ruby e il processo Mediaset, considerando anche che c’è chi che ancora in lui crede.

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