Ma questo è ancora sport?

ATTUALITÀ

Per quanto anche noi occasionalmente seguiamo la nazionale italiana di calcio, con le recenti debacle e i timidi tentativi di rimettersi in carreggiata, di fronte a certi avvenimenti del campionato italiano ci vien da chiederci se questo sia ancora da considerare uno sport o sia diventato qualcosa d’altro difficile da definire.
Recentemente ci hanno colpito alcuni fatti che riguardano la cosiddetta “Signora” del calcio italiano, la Juventus, che da anni domina la scena del calcio in Italia, per poi naufragare spesso miseramente appena mette il naso nelle competizioni europee.
Ci ha particolarmente colpito la notizia che in un recente incontro che la squadra ha giocato all’estero, non importa dove e con quale esito sul campo, la polizia del posto ha fermato 160 giovani tifosi italiani trovati in possesso di corpi contundenti, dei quali un centinaio sono stati trattenuti in carcere e rilasciati il giorno dopo.
Come dire che al seguito della squadra c’era un manipolo, o forse meglio una squadraccia, di 160 giovani tifosi che sono andati allo stadio armati. A che scopo? Contro chi pensavano di aver bisogno di usare le armi che avevano con loro? Soprattutto, erano disposti ad usarle, magari contro qualche tifoso della squadra avversaria, indipendentemente dall’esito della partita sul campo?
E non è che i tifosi della Juve siano un caso isolato; senza essere esperti, è notorio che, per esempio, la squadra del Verona ha una tifoseria di holigans particolarmente pericolosa e temuta in tutti gli stadi di calcio, per tutto quell’atteggiamento e quell’apparato che è chiaramente e volutamente all’insegna della violenza fascista.
Il tutto mentre recentemente abbiamo avuto notizia di quanto inscenato dalla tifoseria laziale in piazza Loreto a Milano.
A parte l’abbigliamento, le grida che inneggiano slogan fascisti, i saluti romani scanditi dal capo-squadraccia, la violenza del branco, cosa hanno a che fare, ci chiediamo, con il calcio, sempre che riusciamo ancora a considerarlo uno sport.
Grida e slogan che diventano in degnamente razzisti, verso magari qualche giocatore avversario di colore verso cui vanno epiteti irripetibili e squalificanti.
Fino al limite, da noi vissuto, di un padre che addirittura in una partita dei Giochi della Gioventù tra scuole medie, alla figlia in campo, impegnata a contenere una coetanea della squadra avversaria, la incitava gridandole “stagli sotto, spezzagli le gambe!” Si trattava, ripetiamo, dei Giochi della Gioventù!
Finché abbiamo saputo che, dopo quella partita all’estero di cui abbiamo parlato sopra, e che la Juventus ha perso, venendo eliminata dalla Coppa dei Campioni, il titolo in Borsa della squadra il giorno dopo è sceso di 17 punti, bruciando in un solo giorno qualcosa come 300 milioni di euro.
A questo punto, tra violenza, razzismo e business, ci vien proprio da chiederci se il calcio sia ancora uno sport?

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