Macbeth

TEATRO

TEATRO SOCIALE CENTRO TETRALE BRESCIANO MACBETHLa 37^ Stagione Teatrale Thienese si incupisce ulteriormente con la tragedia di William Shakespeare, “Macbeth”, recentemente andata in scena al Teatro Comunale, con protagonista e regista Franco Branciaroli.
Non è che si pretenda il teatro scacciapensieri; solo si vorrebbe che i drammi presentati non venissero artificialmente caricati di dosi massicce di incubo, molto al di là delle stesure originali, alla continua ricerca dell’effetto horror.
La storia del Macbeth shakespeariano la si conosce ed è la storia della “violenza che chiama violenza”, fino ad annientare chi la pratica.
La violenza, intendiamo dire è nella natura stessa dell’opera, e quindi caricarla con effetti si rischia di rompere l’equilibrio su cui si basa. Questo ci sembra l’effetto della regia di Branciaroli, un caricare le tinte oltre il consentito dall’originale.
Niente da dire sulla recitazione di Branciaroli nel ruolo di Macbeth, certamente frutto di una assodata esperienza di grande attore.
Per il resto, ci limitiamo a ribadire un concetto che, oltre che per questa tragedia, vale un po’ per tutta la stagione teatrale thienese, e cioè che “recitare non è gridare”, magari accelerando il ritmo e rendendo incomprensibili le battute, soprattutto quelle in inglese. Nel teatro elisabettiano, pur tra spettatori gozzoviglianti, si ‘declamava’, non si gridava.
Quello che non è comunque venuta meno è stata la possibilità di una lettura in chiave moderna del Macbeth di Shakespeare; la tragedia sembra essere contenuta entro le due serie profezie delle streghe: quella iniziale secondo cui Macbeth sarà re così come lo saranno i figli di Banquo. Su questa profezia, spinto dall’ambiziosa Lady Macbeth, il protagonista trova la forza per uccidere il re, per prenderne il posto, ma incamminandosi sulla strada della violenza, fino ad uccidere anche il fedele amico Banquo.
La seconda profezia è quella del bosco che cammina e dell’uomo non nato da donna, che si rivelerà essere il figlio di Banquo, il quale alla fine si vendicherà uccidendo Macbeth.Vorremmo cogliere proprio questo aspetto, cioè dell’uomo dominato dalle profezie, a cui crede regolando su di esse la sua condotta.
Basterà quindi sostituire le streghe shakespeariane con i maghi dei moderni media di massa, per capire come anche per noi sia pericoloso seguire l’irrazionalità delle opinioni costruite e propinate secondo gli interessi di chi domina i mezzi di comunicazione sociale, e non crearsi una propria opinione basata su possibili e razionali elementi di verità, riferendola a valori profondi.
Anche perché, come ci insegna Macbeth, seguire acriticamente la profezia delle streghe o dei maghi della co-municazione, significa incamminarsi su strade alla fine delle quali c’è inevitabilmente la rovina nostra e della nostra società.
E adesso aspettiamo con ansia Leo Gullotta, sperando di assistere ad un dramma che, almeno sulla carta, ci promette un po’ di “Spirito allegro”.

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