Maionese impazzita

ATTUALITÀ

Abbiamo più volte usato l’espressione “maionese impazzita” come metafora della situazione italiana che stiamo vivendo; non è solo un problema di crisi economica che colpisce i ceti meno abbienti.
È piuttosto la “deregulation”, cioè la caduta di ogni tipo di regola che permetta un riscontro della situazione e quindi un confronto politico sulle regole minimali del vivere democratico.
Non sono solo i fatti oggettivi di questi giorni a scandalizzarci, ma il vero problema è che questa classe dirigente non sembra essere moralmente in grado di prenderne coscienza; e mentre il berlusconismo sta inesorabilmente sprofondando, i suoi ultimi adepti sembrano non capire la situazione, e usano la disinformazione tv, di cui sono padroni, per dire che “sono tutti così”, per cui “mal comune mezzo gaudio”
Con la merda ormai alla bocca i berluscones trovano ancora la forza di chiosare “eh, ma la sinistra…!”
Quello che è successo nella Regione Lazio, con la Polverini costretta a dimettersi per l’uso che ha fatto dei soldi pubblici, le feste in costume con le teste di maiale, sembra essere già dimenticato perché altrove…
A Milano Formigoni resiste al sacrosanto dovere morale di dimettersi pe manifesta immoralità, solo perché la Lega sembra sostenerlo, dopo che è stato costretto ad annullare la giunta per le infiltrazioni mafiose.
E mentre un consigliere provinciale, venute meno le varie indennità, si chiede come farà a vivere con soli
8 mila euro di stipendio al mese, cioè il doppio di quello che molti pensionati percepiscono in un anno, Alfano non trova di meglio che affermare che, con tutti gli scandali degli intrallazzi con Dacò, Formigoni “ha governato bene!” Cosa doveva fare per governare male?
Forse, più che guardare ai fatti singoli, noi crediamo che sia entrato in crisi il modello politico-economico neoliberista inventato da Berlusconi, con cui il politico è bravo nella misura in cui fa i suoi interessi personali, lasciando alla propaganda politica dei media della ditta, o comunque ossequianti, il compito di coprire con roboanti fumosità il vuoto politico, mentre la crisi si mangia ogni possibile ripresa.
È nostra profonda convinzione che il male abbia radici profonde, ciòè da quando un premier incosciente come Berlusconi, in nome di un insulso neoliberismo, non ha controllato la politica dei prezzi, per cui l’euro di salario o di pensione valeva quasi due mila lire, mentre a spenderlo, lo stesso euro valeva mille lire; come dire che è stato incoscientemente dimezzato il potere d’acquisto di salari, stipendi e pensioni.
Per un po’ abbiamo tirato avanti con gli acquisti a rate, poi abbiamo dovuto ridimensionare i consumi, mettendo in crisi la produzione.