Matteo Salvini, il puppet Super-premier

ATTUALITÀ

Vedere il premier-dimezzato Matteo Salvini vicino alla statua della Madonna, magari con il Rosario in mano, o vederlo in piscina nuotare a stile libero per una decina di metri, ci fa inevitabilmente pensare a ridicole esibizioni del più gretto populismo, in questo caso veramente di bassa lega.
Vederlo poi con il casco in testa sullo scavatore che sta demolendo alcune case abusive a Roma ci ha fatto pensare alla pomposa teatralità di Benito Mussolini che, a petto nudo, trebbiava il grano prodotto nell’agro redento di Sabaudia; naturalmente tra folle trepidanti che stavolta, invece di “Duce-Duce”, gridano “Matteo-Matteo”.
Ormai per Matteo Salvini siamo a livelli di vero e proprio culto della personalità, di personaggio abilmente costruito ed eterodiretto per inseguire il più squallido consenso popolare, un puppet da dare quotidianamente in pasto ai media per cercare di creare e mantenere il facile consenso.
Un Matteo Salvini che, a seconda delle opportunità, smette i panni di Ministro dell’Interno e Vice-Premier, per indossare quelli più comodi di Segretario della Lega (ex-Nord), per abbandonarsi ad espressioni di pancia del tipo “a Bruxelles ci penso io!”.
In Europa il nostro vice-premier è ormai accreditato come portatore della minaccia di voler far uscire l’Italia da un’Europa unita che non si piega ai suoi voleri, da lui arbitrariamente interpretati come quelli degli Italiani, di cui si intenderebbe essere non solo il portavoce ma anche l’interprete unico.
Recentemente ci ha inorridito un suo intervento, pieno di ottuso disprezzo verso il Parlamento Europeo, trattato da ente inutile e parassitario; un intervento che proveniva da uno che, pur prendendosi lo stipendio di europarlamentare, nel Parlamento europeo brilla per le sue molte assenze, salvo poi sbraitare che si tratta di un ente inutile, dove non si fa nulla, tanto da beccarsi del “fannullone” da un collega eurodeputato.
Si tratta, a ben guardare, dello stesso disprezzo che il Duce aveva per l’allora Società della Nazioni, che nel 1935 aveva comminato le Sanzioni all’Italia.
E la storia, a conoscerla, dovrebbe insegnarci che il prezzo delle Sanzioni gli Italiani di allora lo pagarono duramente, non solo isolandosi dal contesto internazionale, costretti a tostare il sorgo come surrogato del caffè, ma ben più tragicamente con il “cuoio autarchico”, cioè il cartone pressato di cui erano fatti gli scarponi dei nostri soldati mandati a morire congelati nel gelido inverno della steppa nella Campagna di Russia.
Non è che ci faccia paura un accostamento tra il duce Benito Mussolini e Matteo Salvini, un accostamento storicamente improponibile, se non in certi atteggiamenti ridicoli scimmiottati da quest’ultimo; sono piuttosto le idee del nazionalismo sovranista di Salvini, col suo “Prima gli Italiani”, copiato dall’ “American First” del presidente Usa Donald Trump, che ci fanno pensare ad una sottostante e profonda ideologia di tipo fascista e razzista, che alla lunga rischia non solo di isolare l’Italia dall’Europa, ma anche di minare le basi libertarie e democratiche del nostro Stato.

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