Mettiamola giù chiara…

ATTUALITÀ

218_RenziForse anche nelle cose della politica è arrivato il momento di metterla giù chiara, evitando possibili equivoci o fraintendimenti.
Una volta c’era la scala mobile. Chi si ricorderà, era un meccanismo che permetteva di recuperare in busta paga parte dell’aumento dei prezzi dovuto all’inflazione, per cui più i prezzi salivano, più saliva anche la scala mobile.
Poi è arrivato l’intelligentone di Bettino Craxi, che da sedicente socialista, invece di bloccare i prezzi e di conseguenza la scala mobile, ha eliminato attraverso un referendum la scala mobile, lasciando i lavoratori esposti agli aumenti dei prezzi senza possibilità di parziale recupero. La gente, dopo una debita campagna di disinformazione, ha votato, la scala mobile è stata abolita, e noi da allora non abbiamo più votato il Psi di Craxi, che non era socialista e che è finito come è finito.
Tutto questo ci è venuto in mente a proposito dell’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori che il cosiddetto Job Act di Matteo Renzi, per compiacere Berlusconi e Alfano, vuole ostinatamente abolire. Ricordiamo, per inciso, che l’art.18 prevede una “giusta causa” nel licenziamento di un lavoratore, una garanzia che finché lavoro e mi comporto correttamente, non mi ci si può licenziare.
In tempi in cui nell’economia nazionale si sta navigando nella nebbia profonda, con la disoccupazione giovanile al 44% e il pil che ancora si sogna lo zero, il Job Act di Matteo Renzi ha puntato l’attenzione, indovinate… sull’art. 18 che da sempre sta sui cosiddetti a Berlusconi e Alfano, con fior di economisti che prospettano masse di assunzioni in caso di sua abolizione.
Noi non crediamo alla favola dell’imprenditore che assume perché può liberamente licenziare, non riusciamo a prevedere frotte di lavoratori che saranno assunti solo perché li si può tranquillamente rimandare a casa.
Crediamo, al contrario, che sia la sicurezza di un posto di lavoro, con una paga onestamente adeguata, che può spingere il lavoratore a spendere o investire, creando consumo e quindi produzione da parte delle industrie.
Ma a questo punto, come si dice, mettiamola già chiara. Se viene abolito l’art.18 noi, personalmente, non voteremo più il partito di Renzi, considerandolo dannoso per i lavoratori come a suo tempo lo era diventato il Psi di Craxi.
E poco ci importa che recentemente in Direzione del PD i sostenitori di Renzi abbiano “asfaltato” la minoranza, così come a suo tempo Craxi nel Psi non aveva una consistente fronda di oppositori interni.
Il recente 40 e rotti % di consenso elettorale al Pd, ricordiamolo bene, è stato ottenuto in una Elezione Europea; che sarà confermato fra mille giorni, alle Politiche del 1918, è per lo meno tutto da vedere, se guardiamo al forte calo di partecipazione alle Primarie di Bologna, o al collasso dei tesseramenti Pd passati in un anno da oltre 500 mila, a poco più di 100 mila, con il premier Matteo Renzi che in un mese, settembre 2014, perde il 15% dei consensi.
Non sarà certo facendo le riforme volute da Berlusconi che Renzi potrà pensare di ottenere ancora il nostro voto. Anzi, l’abbiamo già detto, nel caso non si possano esprimere preferenze sui candidati, noi proprio non andremo a votare.
Chissà perché di fronte alla occupazione totalizzante dei tg della Rai, una vera e propria berlusconizzazione mediatica da parte del Premier Renzi, a noi, pur non avendo più l’età per andare in piazza a protestare, è venuto in mente lo slogan tante volte a suo tempo gridato: ”Come mai, come mai, sempre in c… agli operai!”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *