Midterm Usa: è cambiato il vento?

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Non ci sembra che i media in Italia abbiano colto in pieno il significato più profondo ed importante delle elezioni di medio termine recentemente svoltesi negli Usa; abituati a dare troppo peso agli zero-virgola per cento, ci si è limitati a considerare che in termini numerici i Democratici hanno conquistato la Camera dei Rappresentanti, mentre i Repubblicani hanno conservato la maggioranza in Senato.
Secondo noi, questa analisi puramente numerica, pur importante e significativa, non esprime il senso di quanto è successo.
Anzitutto, le elezioni di Midterm sono state il risultato di una molto combattuta campagna elettorale, nella quale sono scesi pesantemente in campo, fra gli altri, non solo l’attuale Presidente Usa Donald Trump, ma anche il precedente Barrack Obama, insieme con la moglie Michelle.Questi ultimi hanno puntato soprattutto sui giovani, cercando anzitutto di responsabilizzarli sull’obbligo di andare a votare, obbligo che negli Usa è molto meno sentito che da noi. Nella foga con cui Obama parlava ci sembrava di essere tornati all’epoca della kennediana Alleanza per il Progresso, quando J. F. Kennedy aveva detto ai giovani “non chiederti ciò che lo Stato fa per te, ma ciò che tu fai per lo Stato”. E i giovani, anche questa volta, hanno risposto in massa, con le lunghe e disciplinate file in attesa ai seggi elettorali.
Ma forse l’elemento che più di tutti gli altri ha determinato l’esito delle elezioni di Midterm negli Usa, è stato la massiccia presenza delle donne.
Quasi ovunque, a contrastare la candidatura di un maschio, c’era una candidata donna che, sostenuta dall’elettorato femminile, è risultata eletta, non importa in questo caso se tra i Democratici o i Repubblicani.
Sono così entrate nella Camera dei Rappresentanti circa un centinaio di donne, che sono destinate a fare la differenza, comunque certamente a pesare.
Sembra quasi che le donne in America, visto come vengono considerate da un Presidente sciupafemmine (in Italia ne sappiamo qualcosa), e di fronte alla inerzia su cui gli uomini si adagiavano, senza reagire quando non assecondando, abbiano deciso di scendere in campo in massa, presentandosi come candidate ed ottenendo i lusinghieri risultati che hanno ovunque avuto.
Più sensibili dei maschi, le donne e i giovani Usa hanno detto no all’andazzo politico di un Presidente illiberale e fondamentalmente razzista; un presidente sovranista che sembra aver dimenticato che gli Usa sono diventati grandi per lo sforzo di generazioni che sono state forgiate in un ‘crogiuolo’ di razze diverse, di persone che hanno visto l’America come la terra delle grandi opportunità.
Un presidente che ha reagito scompostamente di fronte a mass media che democraticamente gli sono contrari, arrivando a cacciare dall’accredito alla Casa Bianca un reporter della CNN, venendo per questo condannato dalla Corte Suprema.
Per tutto questo a noi sembra che, più che un dato numerico, sia cambiato il vento, quello che crescendo e rinforzandosi dovrebbe alla fine spazzar via la politica autoritaria e sovranista dell’America First di Donald Trump.
Adesso si tratta di aspettare, con pazienza ma con buone speranze che, come in altre occasioni, il vento della rivolta anti-Trump varchi l’oceano ed arrivi anche in Italia.

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