Monuments Men

CINEMA

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È stato definito “un film che aiuta a riflettere non rinunciando allo spettacolo”; stiamo parlando di “Monuments Men” recentemente proiettato a Cinema S. Gaetano nell’ambito dei Cineincontri 2014.
Un film tratto da una storia vera, ci viene subito detto per prepararci l’animo all’evento. La storia è quella dello storico dell’arte Frank Stokes (interpretato da George Clooney che ne è anche il regista) che, col permesso del Presidente Usa Roosvelt, organizza un gruppo di esperti per cercare di salvare e recuperare le opere d’arte che i nazisti stavano razziando in tutta Europa per portarle in un Hitler Museum, che ne avrebbe dovuto celebrare gli sfarzi millenari; con implicito l’ordine di distruggere le opere qualora le cose fossero andate in modo diverso dal voluto.
Siamo verso la fine della seconda guerra mondiale, con le truppe Alleate che dalla Normandia avanzano da ovest per convergere su Berlino con le truppe russe provenienti da est. Questo gruppo non combattente comprendeva storici ed esperti d’arte, uno scultore, un architetto, un mercante, un pilota britannico e un ebreo tedesco come interprete.
Tra le opere trafugate dai nazisti la “Madonna di Bruges” una pietà di Michelangelo, l’unica sua opera fuori dei nostri confini, e il polittico di Ghent.
Parte della storia di svolge a Parigi dove in un museo lavora una finta collaborazionista che, alla morte del fratello, dopo una notte d’amore (“Parigi è Parigi”) consegna ad uno del gruppo, Matt Damon, l’elenco completo delle opere trafugate da Goering per il Furher.
Si scopre che i nazisti avevano nascosto le opere in miniere e cave, e il gruppo procede alla loro requisizione e riconsegna, dove è possibile, agli antichi proprietari. Cosa che invece non fanno i russi, che considerano le opere re-cuperate un parziale rimborso del prezzo da loro pagato per la guerra contro il nazismo.
Inutile dire che il finale è positivo, anche se è costato la morte di 2 membri del gruppo dei Monuments Men.
Il limite del film è certamente la retorica; la retorica dei buoni americani che non voglio vadano disperse opere di valore artistico assoluto per l’umanità, mentre i “cattivi” russi cercano di appropriarsene.
La retorica dei salvataggi all’ultimo minuto, con i russi beffati che al loro arrivo trovano la caverna vuota e la bandiera a stelle e strisce appesa all’ingresso.
Al loro sbarco in Normandia un militare Usa dice arrabbiato a Frank Stokes che non è disposto a sacrificare uno dei suoi uomini per un’opera d’arte; alla fine, il presidente Roosvelt, di fronte al fatto che l’operazione è costata la vita di due membri del gruppo, chiede a Stokes se ne era valsa la pena.
Un ormai anziano Stokes, dando la mano ad un nipotino, tornando a visitare dopo anni la Madonna di Bruges, risponde che sì, ne valeva la pena.

4 commenti su “Monuments Men

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