Mr.Green

TEATRO

MISTER-GREENUno scontro che alla fine diventa incontro tra due mondi può essere definito lo spettacolo cui abbiamo recentemente assistito al Teatro Comunale di Thiene, dove è andato in scena, terzo della Stagione Teatrale, “Mr. Green” di Jeff Baron, una produzione di Theama Teatro, per la regia di Piergiorgio Piccoli.
Da una parte il mondo chiuso, persino cristallizzato nelle sue certezze della generazione degli anziani, legati alle regole da cui non si deve transigere, costi quel che costi; con l’aggiunta, non indifferente, che l’anziano e scobutico Mr. Green (magistralmente interpretato da Massimo de Francovich), è anche un ebreo di New York che, con la sua ottusa intransigenza ha finito per essere abbandonato da tutti, moglie Ester e figlia comprese.
Dall’altra Ross Gardiner (interpretato da Maximilian Nisi), anche lui casualmente ebreo newyorkese, ma giovane ed aperto alle istanze della nuova generazione e della società di oggi, con la deregulation di ogni regola sociale e una morale elastica e adattabile alle proprie esigenze.
Il dramma scoppia quando Ross, condannato dal tribunale ad assistere settimanalmente per sei mesi il vecchio Mr. Green, che ha rischiato di investire con la sua auto, dichiara di essere gay.
“Mr. Green” diventa un dramma in cui, sul problema dei gay, si scontrano due tesi antitetiche. Il vecchio ebreo non concepisce che un giovane, con un buon lavoro, non pensi a formarsi una famiglia ed avere dei figli, naturalmente ebrei; addirittura non solo disconosce la figlia che ha sposato un non-ebreo, ma dei gay pensa che “hanno completato il sogno di Hitler” di estinguere la razza ebraica.
Ross Gardiner, negli incontri settimanali, cerca di far capire al vecchio scontroso che anche i gay vivono una loro normalità, con rapporti sociali basati sulla comprensione e sulla solidarietà umana, con sentimenti ed emozioni di cui non capiscono perché si debbano vergognare, o essere derisi e spesso maltrattati.
Il messaggio finale è naturalmente che quando questi due mondi escono dal loro esclusivismo ed entrano tra loro in relazione, si riporta la situazione compromessa ad un suo equilibrio, fatto di accettazione reciproca. Con un dialogo stringato, ma non pesante, Mr. Green finisce per abbracciare il giovane Ross che lo ha fatto uscire dal suo testardo isolamento, tanto da incontrare la figlia.
Un teatro a tesi quindi, ma condotto con un dialogo intenso, non appesantito elucubrazioni profonde, e che soprattutto costringe lo spettatore a schierarsi, pur capendo le ragioni dell’altro.
Merito questo, di una traduzione che ha reso scorrevole un testo recitato da due attori di cui ci sembra di poter dire che ‘vivono’ coerentemente il loro ruolo.
Convincente anche la regia, che ha risolto in modo tutto sommato accettabile, la frammentarietà dei quadri che si andavano succedendo di serata in serata, facendone un continuum senza gravi iatture.

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