Niente di nuovo sul fronte occidentale

SCAFFALE

RemarqueIndubbiamente è, e resta, il migliore, nonostante la copiosa concorrenza aumentata a dismisura in occasione del Centenario della Grande Guerra; stiamo parlando di “Niente di nuovo sul fronte occidentale” il romanzo di Erich Maria Remarque, pubblicato nel 1929 e da allora best-seller indiscusso dei romanzi sulla 1^ Guerra Mondiale.
Sul piano narrativo il protagonista narratore è Paul Baumer caduto nelle Fiandre nell’ottobre 1918, cioè pochi giorni prima della fine delle ostilità
Paul racconta della partenza per la guerra di un gruppo di compagni di scuola, con il loro professore a spronarli, e quindi la vita militare, con le sue assurdità, e l’impatto con il fronte, con i furiosi assalti, spesso all’arma bianca, che insanguinarono le Fiandre.
Dopo essere stato in ospedale per una lieve ferita, e una breve licenza a casa, dove trova la madre gravemente malata, Paul torna al fronte dove, tra mille atrocità, vedrà morire tutti i suoi compagni, che nel frattempo erano come lui maturati alla violenza dei combattimenti.
I ragazzi scherzosi e spensieratamente entusiasti erano ormai stati trasformati in belve feroci, in macchine per uccidere. Questo finché anche Paul trova la sue fine a guerra quasi ultimata.
Se questa è una vicenda come tante narrate da chi ha descritto le proprie dure esperienze nella Grande Guerra, di grande interesse e profondità sono le considerazioni che il protagonista fa osservando l’assurdo mondo della trincea.
Così il pacifico portalettere del paese, una volta indossata la divisa e i gradi, diventa una belva umana che sembra compiacersi della spietata durezza cui sottopone i suoi soldati.
C’è nel romanzo un continuo osservare l’assurdità della vita di trincea, degli assalti suicidi, dei massacri per avanzare di pochi metri, il tutto naturalmente in mezzo a scene a dir poco raccapriccianti; tutte assurdità rispetto alla normalità della vita cui un giovane studente aspirerebbe, con le amicizie e i primi amori.
Paul ad un certo punto considera che, dopo mesi in trincea, ha perso il senso del futuro, perché là si vive sempre al limite della sopravvivenza, dove si uccidono giovani della stessa età, per non essere da loro uccisi.
I soldati più anziani di lui, osserva Paul, hanno una famiglia da cui sperare di tornare per continuare la solita vita da cui la guerra li ha strappati. Lui, e i suoi compagni invece, da studenti, la vita dovevano ancora cominciarla e dal fondo di una trincea non sapevano nemmeno come immaginarla.
Si tratta quindi di una generazione che ha lasciato la scuola, per essere addestrata alla violenza e alla morte, ad uccidere, senza sapere il perché, altri giovani coetanei con una divisa diversa.
E così, beffardamente, quando a fine romanzo Paul Baumer cade a terra ucciso, ultimo dei suoi compagni, lo stato maggiore dell’esercito emette un ordine del giorno in cui si legge “Niente di nuovo sul fronte occidentale”.

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