No, ministro Padoan, non ci siamo!

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PADOAN_12Tutto pensavamo di dover fare, fuorché di essere costretti ad intervenire decisamente contro il ministro dell’economia del governo Renzi, Pier Carlo Padoan, di cui avevamo una certa considerazione, anche perché spesso riesce a far scoppiare le bolle di sapone copiosamente sparse in giro dal premier Cicciobello.
Venerdì 22 maggio il quotidiano Repubblica usciva con un titolo che ci ha negativamente sorpreso: “Padoan: la Consulta doveva valutare i costi della sentenza pensioni.” Proseguendo all’interno si legge: “La Consulta non ha valutato il buco creato sulle pensioni”.
Ora noi capiamo il forte disappunto di Padoan per dover buttar via il suo promettente ‘tesoretto’ per riparare i danni fatti da un precedente governo; ma, da ministro, dovrebbe sapere che le sentenze, magari anche quelle della Corte Costituzionale, vanno accettate ed applicate, anche se non si è d’accordo con esse.
Lui, il ministro eccepisce che, per quanto autonoma nelle sue decisioni, la Corte non avrebbe tenuto conto delle conseguenze dei suoi provvedimenti e che avrebbe dovuto fare una ‘stima dell’impatto’, anche perché non le “era chiaro il costo.”
Sarebbe quindi mancata la ‘cooperazione ‘ tra gli organi dello Stato, per il cui bene ‘tutti lavoriamo’.
Come dire che la Corte Costituzionale, prima di emettere la sentenza, avrebbe dovuto sentire il governo, per valutare il possibile impatto negativo delle sue decisioni.
Ora noi ci chiediamo: se la Consulta, su ricorso di un cittadino, ha valutato che nei confronti delle nostre pensioni c’era stato un odioso furto da parte del governo Monti, cosa doveva fare secondo lei, signor ministro Padoan? Tacere per paura dell’impatto e lasciar perdere, per non disturbare la roboanza di Matteo Renzi?
A noi sembra che da tempo in Italia si sia decisamente perso il senso del limite per quanto riguarda la struttura della nostra democrazia; ci avevano sempre insegnato che il nostro Stato democratico si basa sull’equilibrio di 3 poteri tra loro indipendenti: il potere legislativo del Parlamento che fa le leggi, il potere esecutivo del Governo che le applica e il potere giudiziario che le fa rispettare.
A parte che oggi difficilmente si può dire che sia il Parlamento, e non il Governo, che fa le leggi, magari con un uso sistematico della decretazione d’urgenza e dei voti di fiducia che servono solo… a non far cadere il governo, anche se la legge da approvare non convince.
A parte questo, si diceva, sarebbe grave che il potere giudiziario, addirittura la Corte Costituzionale in questo caso, dovesse subordinare le sue sentenze alle difficoltà di bilancio che possono creare all’esecutivo.
Qualcuno dice che oggi in Italia siamo di fatto in uno stato di ‘democratura’, cioè di dittatura camuffata da finta democrazia.
Non sappiamo se e quanto questo sia vero, anche se i sintomi sono molti e molto preoccupanti. Certo che sarebbe stato assolutamente coerente con la ‘democratura’ renziana se la Corte Costituzionale avesse regolato la sua sentenza in modo da non dare disturbo al governo di Cicciobello.
E allora il premier Renzi, con i suoi minestroni e le sue minestrine, dovrebbe finalmente prendere atto che la vera riforma che deve fare è quella di rispettare la Costituzione.

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