Non ci raccapezziamo più!

ATTUALITÀ

Matteo-Renzi Questo numero 700 di Thienet, che esce in prossimità non solo delle Feste ma anche del 17.o compleanno della nostra rivista in Internet, ci trova nella incertezza politica più totale, con grandi difficoltà di capire una situazione non solo caotica ma nel contempo anche in magmatica evoluzione.
Contrariamente a quanto avevamo fatto per il passato, noi questa volta non siamo andati a votare alle elezioni Primarie per la scelta del segretario del Pd.
Potremmo spiegarlo elegantemente dicendo che, secondo noi, il segretario di un partito va scelto dagli iscritti di quel partito; gli altri, che come noi non sono iscritti, possono al massimo scegliere tra i candidati premier proposti da quel partito.
La realtà è un po’ più complessa. Siamo ancora sotto il trauma delle dimissioni del segretario Bersani, dopo che 101 elettori del Pd non avevano votato la proposta di Prodi come Presidente della Repubblica. Dentro nel Pd c’è evidentemente una sordida lotta sotterranea, in cui non vogliamo entrare e con cui non intendiamo sporcarci.
La campagna elettorale per le Primarie del Pd è stata, come sempre, fortemente squilibrata, a livello dei tg Rai, con naturalmente e scandalosamente in testa il Tg1, a favore del candidato Matteo Renzi; non parliamo degli altri tg o comunque dei mass-media. Il fatto è che c’era già in giro l’aria di un altro “unto”, troppo uguale ad un Matteo Grillo o, se si vuole, ad un Beppe Renzi.
Non avendo più l’età delle favole, non crediamo più nella politica dell’one-man, di quello che ha tutte le soluzioni per tutti i problemi e le presenta così facili che sembra sia impossibile non accettarle. Noi abbiamo vissuto, e sofferto, i tempi di Craxi, di Berlusconi e a questi taumaturghi parolai non crediamo più.
Consideriamo il governo Letta, voluto da Napolitano e Berlusconi, una soluzione assolutamente temporanea, ma del tutto innaturale, dettata da urgenze contingenti e assolutamente limitate nel tempo.
Crediamo invece che, in una società politicamente matura, le eventuali “larghe intese” vadano ricercate non per la formazione di un governo, che al contrario deve politicamente qualificarsi, magari in un gioco di alternanza democratica, ma per proposte politiche che toccano strutturalmente le basi del nostro regime democratico; in questo senso possiamo indicare la proposta di una nuova legge elettorale, che a livello dell’attuale dibattito politico sembra non solo immatura ma anche in alto mare, per i veti incrociati che tutti si sentono in dovere di esercitare.
Così come siamo in spasmodica attesa che qualcuno avanzi la proposta di un V_Grillo, o se volete di un Vaffa_Beppe, con cui a gran voce si mandi Beppe Grillo là dove ossessivamente, tutti i giorni, ad ogni ora, lui manda tutti gli altri; a volte ci sembra di essere tornati al primo Bossi, che, col suo pensatore Miglio, voleva cambiare tutto e tutti, ma che una volta entrato nella politica del fare, abbiamo visto la fine che ha fatto.

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