Non è stagione

SCAFFALE

StagioneAncora un romanzo di Antonio Manzini, una storia poliziesca con protagonista il commissario, pardon … il vice-questore Rocco Schiavone.
Si tratta di “Non è stagione” di Antonio Manzini, edito dalla Sellerio di Palermo nel gennaio 2015.
La vicenda narrata è quella del rapimento di una giovane studente, molto bella e molto popolare tra i compagni di scuola, figlia di una ricca famiglia che cerca di nascondere il rapimento alla loro maniera…cioè con un riscatto segretamente pagato.
Se non che i due balordi che hanno rapito la ragazza, muoiono entrambi sul loro furgoncino in un incidente stradale, e quindi la ragazza rinchiusa rischi di morire di sete e di fame.
Con una inchiesta basata più su intuizioni psicologiche che su riscontri e testimonianze, Rocco Schiavone riesce ad intuire dove questa sia stata rinchiusa e quindi a salvarla.
Fin qui sarebbe tutto normale, anche se nella vicenda principale si intrecciano altre storie ed amori.
Solo che a noi piace questo poliziotto, anche perché è l’autore che non fa nulla perché ci piaccia.
Intanto è ad Aosta perché, per qualche motivo, è stato allontanato da Roma, dove sogna di tornare.
E sulle nevi di Aosta indossa sempre le Clarks, che deve deve sostituire a ripetizione.
È un carattere scorbutico, spesso maleducato, con i sottoposti, a cui apparentemente sembra dare confidenza, per poi richiamarli al rispetto del suo grado.
Con le donne è un fallimento; non riesce a stabilire una relazione di una certa continuità, soprattutto perché è lui a non sapersi porre nel giusto atteggiamento.
È un uomo complessato ed infelice, e che si bea dentro la sua infelicità, da cui sembra incapace di uscire positivamente.
Ma quel che più ci dà fastidio è che cerca di stordirsi con un quotidiano uso di spinelli.
Dichiaratamente la mattina, in ufficio, non parte se non si fa una fumatina di droga … a finestre aperte anche se siamo ad Aosta d’inverno.
Non sappiamo perché Antonio Manzini introduca questo elemento che cozza così fortemente col ruolo pubblico del nostro Rocco; come può un vice-questore mantenere un costante uso di stupefacenti, e poi andare alla ricerca di spacciatori e trafficanti di droga? E lui come se la procura, anche se solo per uso personale?
Non vorremmo che Manzini volesse far passare un messaggio che a noi sembra assolutamente negativo, giustificando un qualche uso corroborante delle droghe leggere.
Insomma un buon libro, ma che ci ha dato fastidio a leggere.

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