Non facciamo i soliti polli

ATTUALITÀ

A 15 giorni dalle Elezioni Politiche per il rinnovo del Parlamento, nell’ultimo giorno possibile per i sondaggi, Ilvo Diamanti ha riassunto la situazione parlando di un vantaggio di 5 punti del Pd, ma con un Pdl in fase di rimonta.
Non vorremmo che, ritenendo comunque improbabile ma non impossibile un sorpasso, alla fine si ricreasse la situazione di striminzita maggioranza a suo tempo registrata da Romano Prodi. Dovremmo ancora una volta assistere a qual penoso tirare avanti giorno per giorno, con singole unità di parlamentari che diventano protagonisti e quindi determinanti.
Che dopo le elezioni, per la formazione di un governo, Bersani debba trovare un accordo con Mario Monti ci sembra la prospettiva oggi assolutamente inevitabile.
Si realizzerebbe quanto andiamo da tempo prospettando, cioè un futuro governo di centro-sinistra che corregga nel senso di una maggior equità sociale il duro sforzo di sacrifici imposti per necessità dal governo dei tecnici, pur senza venir meno al rigore che la situazione richiede.
A volte comunque ci chiediamo se davvero si stia andando in questa direzione, o meglio quanti siano davvero su questa prospettiva.
Assistiamo sconsolati allo spettacolo penoso, e per la sinistra non certo nuovo, del tutti contro tutti, come i polli che Renzo Tramaglino stava portando al Silvio Azzeccagarbugli.
Figure come Ingroia, per non parlare di Grillo, che nulla hanno da proporre oltre al protagonismo personale, continuano ossessivamente ad attaccare il Pd di Bersani, quasi non fossero altri gli avversari da cercare di battere.
Squallidamente Monti e Casini attaccano Vendola, che a sua volta addirittura si permette di escluderli dalla prospettiva politica del dopo elezioni. Ma questi cespuglietti, con le loro striminzite percentuali, da soli dove pensano di andare? Che prospettive pensano di poter avere se non quella di uno sforzo comune per battere la destra berlusconiana e leghista?
E allora a cosa servono le mutue esclusioni da una prospettiva politica che oggi non sembra avere alternative?
Anche perché, e i silenzi del Pd in questo senso sono follemente colpevoli, come alternativa resterebbe il ritorno ad un governo del bunga-bunga, con Ruby e le olgettine come sottosegretarie e la Minetti ministro. Non è nello stile di Bersani, ma il pericolo andrebbe comunque denunciato ad alta voce.
E con la Lega che, escluso Berlusconi come premier, opterebbe per Tremonti a guida del governo, ricreando la “banda del buco”, o meglio della voragine, da cui stiamo faticosamente uscendo.
E allora questi 15 giorni di campagna elettorale viviamoli con la consapevolezza di aver di fronte a noi una pericolosamente tragica prospettiva politica, assolutamente da evitare, producendo uno sforzo tale da spingerci a cercare di ritrovarci uniti, passando sopra a ciò che ci divide, per cercare ciò che uniti è comunque necessario fare.