Non toccate la Costituzione

EDITOR

Sul Referendum costituzionale Matteo Renzi è partito non con uno, ma con tutti e due i piedi sbagliati; primo ha cominciato in maggio una campagna referendaria che durerà fino ad ottobre, una maratona di propaganda elettorale alla fine della quale, più che la nuova costituzione, il premio sembra essere lui stesso, come premier.
Secondo, con la nuova costituzione lui assicura che verranno risolti tutti i mali dell’odierna Italia ‘dell’inciucio e del malaffare’, che hanno reso necessario il suo salvifico intervento di riforma.
Insomma un altro provvidenziale “unto dal Signore”, categoria di persone che in Italia produciamo a ripetizione.
Siccome c’è il pericolo con queste boutade dal faceto si sconfini su un campo di assoluta serietà, come appunto la Costituzione, c’è secondo noi bisogno di chiarire alcuni punti.
La Costituzione repubblicana, quella che si vuole cambiare, è il portato storico della lotta di liberazione partigiana ed è scaturita da un libero confronto democratico in cui le diverse ideologie allora imperanti si ritrovarono assieme attorno agli ideali di fondo che informano il cittadino e lo Stato. Don Lorenzo Milani l’ha definita “la legge che Dio ha voluto che gli italiani si dessero”.
Ora nessuno, nemmeno Renzi, può affermare che sia questa Costituzione che ci ha portato all’Italia dell’inciucio e del malaffare; è stato al contrario il sistematico non rispetto, soprattutto da parte della classe politica, di quegli ideali e di quei valori su cui la Costituzione è improntata che ci ha portato all’attuale degenerazione sociale e politica.
Più volte abbiamo osservato che l’uggia di cambiare la Costituzione è venuta in genere ai premier decisionisti (leggi Craxi, Berlusconi ed ora Renzi) a cui il potere esecutivo sembrava andar stretto. Questo perché, con la loro libido del potere, non erano moralmente all’altezza per rispettare, con spirito di servizio, i compiti e di accettare i limiti che la Costituzione repubblicana prevede per chi ha ricevuto l’incarico di esercitare il potere esecutivo.
Nessuno ci potrà far credere, neanche il piffero magico di Matteo Renzi, che la nuova costituzione, se sarà approvata, entrando in vigore risolverà tutti i mali dell’Italia dell’inciucio e del malaffare.
È con queste battute, persino ridicole, che la campagna elettorale in atto si squalifica come propaganda politica, mentre noi, al contrario, sentiamo che c’è un gran bisogno di informazione, il più possibile obiettiva sugli aspetti di merito della nuova costituzione.
Limitarsi a dire che l’abolizione del Senato costituisce un non indifferente risparmio di denaro, mentre si sottacciono i pericoli reali di aprire la strada ad una deriva dove la democrazia e i diritti del cittadino sono messi a rischio, è fare retorica perché una Costituzione è espressione di ideali comuni che regolano il cittadino, al di là dei conti della serva di un possibile risparmio di soldi.

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