Oltre la vetta

SCAFFALE

Sperotto_1La caratteristica principale di Giorgio Sperotto, come scultore, è sempre stata quella di avere e di saper comunicare in modo ben chiaro il significato artistico delle sue opere, che quindi possono essere lette ed apprezzate sia nella forma che nel contenuto espresso.
Però per spiegare compiutamente una delle sue opere di maggior impegno, la scultura del Cristo posta sulla croce del Monte Summano, Giorgio Sperotto ha dovuto ricorrere ad un libro, “Oltre la vetta”, uscito nel settembre del 2016, che risulta essere una specie di diario di bordo della realizzazione di un’idea certamente coraggiosa.
Si tratta di un’enorme statua in acciaio, che ha richiesto mesi di duro lavoro, con tutti i dubbi e le incertezze del caso, con la novità che il Cristo sulla croce si libera il braccio destro e lo protende verso il cielo.
I vari pezzi che compongono l’enorme statua sono stati lavorati e quindi assemblati nel capannone della F.D.M. e quindi, il 17 settembre 1993, l’intera struttura, alta circa 11 metri, è stata trasferita con un elicottero e sistemata sulla pre-esistente croce che si vede ad occhio nudo da tutta la sottostante pianura.
Come sempre accade con le opere di Giorgio Sperotto, numerosi sono i significati che si possono dare. Quello più immediato è certamente il senso di liberazione dal dolore della croce, con un braccio che si stacca dal chiodo, quasi a dire che nessuno può tenere il Cristo-uomo legato alla croce e al dolore che ha accettato come stadio intermedio, in attesa della resurrezione.
Da quel Cristo che, quasi anticipando la sua resurrezione, protende un braccio verso il cielo, viene a noi la spinta a non restare inchiodati alla croce che la nostra vita inevitabilmente ci assegna, ma a cercare di liberarsene pun-tando anche noi le nostre speranze verso il cielo.
Sul piano artistico, visto sul posto, il Cristo in croce di Giorgio Sperotto è quanto mai imponente e maestoso. L’autore è pienamente cosciente che sul piano compositivo viene completamente ribaltata la sua tecnica di scultore.
Se di fronte a un tronco di legno o a un blocco di marmo, lo scultore toglie gradualmente il materiale in più, rivelando la forma che lui vi aveva visto racchiusa dentro, mostrandola anche a chi guarda la statua finita, nella scultura del Cristo del Summano si è trattato invece di forgiare i singoli pezzi, di lavorarli con gli strumenti tecnici oggi disponibili, e di comporli nella forma che l’autore aveva in mente, avendo come base di misura 5 volte la sua statura. Due processi inversi ma che partono entrambi da un’idea che l’autore vuole realizzare.
Con questa idea, a noi sembra, Giorgio Sperotto si inserisca a pieno titolo in quella che potremmo definire la millenaria “sacralità” che emana dal Summano, un monte che sin dall’alba dei tempi ha sempre affascinato chi lo guarda dalla nostra pianura, servendo da punto di riferimento non solo per la centuriazione romana, ma anche per le molte delle strade che attualmente risalgono la pianura. Sulle sue pendici si sono sviluppate molte affascinanti leggende, ma è anche cresciuta una flora che gli esperti dicono unica in Europa. Alessandro Giongo, sedicente ‘istoriografo thie-nese’, sul monte Summano ha fatto addirittura cominciare la storia dell’umanità, esattamente nel 4004 avanti Cristo.
Ora, grazie a Giorgio Sperotto, insieme alle tante leggende, dalla pianura non vediamo più solo una nuda croce, ma sappiamo che su di essa c’è un Cristo d’acciaio che con un braccio alzato ci indica la strada della liberazione e della salvezza.

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