On the road

CINEMA

Il film “On the Road” pone anzitutto l’eterno problema del confronto con il romanzo di Jack Kerouac da cui è stato tratto; con in più la non indifferente complicazione che il romanzo lo abbiamo letto da giovani studenti appassionati del mondo Usa, mentre il film, recentemente proiettato al Cinema S. Gaetano di Thiene, nell’arco dei Cineincontri 2012, l’abbiamo visto da persone ormai mature, non facili agli entusiasmi giovanili.
Ci è sempre difficile far capire l’atmosfera in cui maturò la contestazione giovanile del secondo dopoguerra, la non accettazione delle oppressive regole di vita sociale e politica che ci avevano portato agli “anni di piombo” (l’espressione è nata allora per indicare la cappa opprimente sotto cui si viveva, anche se poi venne usata per indicare gli anni del terrorismo politico).
Erano tempi in cui bisognava adeguarsi ad un rigido conformismo sociale, così stupidamente oppressivo che la rivolta era inevitabile. Con in più il terrore dell’olocausto nucleare che con la Guerra fredda sembrava imminente.
E la rivolta arrivò dagli Usa, quella dei beatnik del Greenwich Village, dove viveva una comunità di artisti che avevano rotto tutte le regole e si ribellavano contro tutto e contro tutti.
Tra gli artisti ricordiamo Jack Kerouac, autore di “On the Road (Sal nel film), Allen Ginsberg (Karl)con le sue poesie all’idrogeno. Ci sarebbe stato anche William Borroughs (Dean nel film), colui per il quale la libertà era l’eccesso sessuale e l’assunzione di ogni tipo di droga.
Per quanto tutto questo fosse lontano dal nostro mondo della provincia, da studenti squattrinati abbiamo subito il fascino di questi ribelli, che vivevano rinunciando ad integrarsi nella società e si sostenevano con una specie di solidarietà comunitaria di disperati.
Oggi, dopo gli studi, il lavoro e la famiglia, siamo lontani dal fascino per queste forme di a-socialità; la libertà, abbiamo capito, non è nella trasgressione ma nella cultura che ci permette di capire criticamente il mondo, con i suoi aspetti positivi e con quelli negativi.
Il film “On the Road”, che ha seguito pedissequamente il romanzo di Jack Kerouac non ci ha quindi appassionato come a suo tempo ci aveva appassionato il romanzo, e quella dei personaggi più che una ribellione ideologica con gli occhi di oggi ci è sembrata una trasgressione goliardica, da sabato sera.
Più interessante invece la ricostruzione d’ambiente, i costumi di vita che allora noi vedevamo solo nei film e che oggi ci sembrano normali, anzi superati; bellissima la fotografia con l’immensità e la varietà dei paesaggi che si incontrano negli States.
Un film che quindi ci ha fatto pensare, non solo perché lo stile narrativo dell’essere continuamente in viaggio è diventata una metafora della vita che quella generazione ci ha proposto; ma anche perché mentre noi siamo cresciuti diventando una opulenta America, l’America si è impoverita diventando un po’ più Italia. Il nostro Sogno Americano sembra essere svanito.