Ora e sempre Resistenza!

EDITOR

Il vuoto, in politica come in fisica, non esiste; quando si crea, è inevitabile che venga riempito; usiamo questa immagine, metaforica ma non tanto, per entrare nel merito del sempre più dilagante diffondersi di una mentalità che, nonostante Bruno Vespa, è sostanzialmente qualcosa di molto vicino ad un ritorno di forme di fascismo.
Gli esempi quotidiani sono tali e tanti, così generalmente diffusi anche vicino a noi, che ormai si può parlare di un’ondata pericolosamente avanzante.
Sarebbe troppo facile spiegare questo inquietante fenomeno con la ‘deregulation’ morale e sociale da decenni introdotta dal berlusconismo, divenuto mentalità edonistica e privatistica, ampiamente diffusa attraverso il modello consumista ossessivamente imposto dai media di massa; così come non basta attribuire il fenomeno all’oggi imperante sovranismo, quello dell’America First di Trump che in Italia ha la sua traduzione nel “prima gli italiani” di Matteo Salvini.
Sarebbe un po’ come fare una diagnosi ed accontentarsi di quanto vi leggiamo senza pensare ad una prognosi per combattere il male che riscontriamo.
È nostra convinzione che il fascismo, nella varie forme in cui oggi si ripresenta, possa avanzare semplicemente perché noi, invece di opporre una efficace resistenza, stiamo lentamente ma progressivamente arretrando, spesso arroccandoci su idee e valori che sono stati prima usurati e poi svuotati della loro valenza sociale.
Ecco perché noi crediamo che oggi più che mai sia urgentemente necessario creare insieme una linea di difesa, uno sbarramento libertario e progressista per tentare di bloccare l’ondata neo-fascista e ripartire con una nuova Resistenza.
La linea di difesa unitaria su cui ciascuno di noi dovrebbe tentare di resistere è inevitabilmente la nostra Costituzione, presidio invalicabile di libertà e democrazia; una Costituzione che però va compiutamente realizzata, non tanto nella forma, che può anche cambiare, ma soprattutto nello spirito unitario e solidale che a suo tempo l’ha prodotta, superando le nostre diversità ideologiche.
Oggi, bisogna rendersene conto, siamo di fronte ad una magmatica ondata autoritaria, ad una deriva che non è solo politica ma anche sociale e morale, in base alla quale si usa il potere non per rispettare e far rispettare, ma per sfuggire alle leggi, nella presunzione di diventare legge a se stessi, in difesa dei propri personali interessi.
Contro questa deriva autoritaria oggi (per fortuna) non basta più, come 77 anni fa, imbracciare un fucile; oggi le armi da usare sono diverse, soprattutto devono restare pacifiche, democratiche, costituzionali, ma anche chiare, incisive ed esemplari.
Ecco allora che la Resistenza cui siamo oggi chiamati, sarà anzitutto contro l’uso strumentale dell’informazione pubblica, che apertamente o in modo subliminale, ci porge le opinioni già pre-confezionate in facili slogan, per impedirci di pensare con la nostra testa, arrivando a formulare un nostro pensiero libero e non condizionato.
Ciascuno di noi, nel proprio ambito di impegno politico, comprese le celebrazioni resistenziali, deve sforzarsi per farci ritrovare quel senso dell’azione comune che, prima ancora dell’uso delle armi, ha spinto i nostri padri ad opporsi a chi negava loro i diritti di libertà e di democrazia.
Solo così, togliendo tutti i veli con cui si tenta di nasconderli, come cittadini coscienti e responsabili, possiamo ritrovare i nostri valori sociali fondativi nella loro semplice nudità: la libertà per tutti, una democrazia senza condizionamenti, il senso del diritto e del dovere, il rispetto delle leggi, la giustizia giusta, la solidarietà umana e cristiana, il rispetto dell’ambiente in cui viviamo.

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