Pd: la ripartenza

EDITOR

Non crediamo sia da dimostrare il fatto che per il Partito Democratico ci sia bisogno di una ripartenza, magari sanzionata da un congresso, da cui scaturisca una seria analisi della situazione cui si è arrivati e si pongano le basi per un tentativo di recupero del consenso perduto.
Noi non abbiamo nessuna ricetta magica da proporre, solo alcune idee sulle possibili vie da seguire, che, com’è nostra abitudine, offriamo per un confronto con quelle degli altri.
Anzitutto c’è bisogno di ricostruire l’unità del centro-sinistra; che ideologicamente non è un partito ma un’area politica all’interno della quale esistono e devono coesistere idee diverse, provenienti da matrici politiche diverse, una volta persino in antagonismo tra loro.
Su questa diversità di idee politiche si dovrebbe avviare entro il Pd un confronto, magari duro e approfondito, senza comunque mai escludere o emarginare chi la pensa diversamente. Di fronte a chi la pensa in altro modo non ci deve mai più essere uno sprezzante “Fassina chi?” Certo ha sbagliato Bersani a uscire dal Pd, ma ha sbagliato soprattutto chi lo ha messo nella condizione di doversene andare per l’impossibilità di un confronto democratico interno al partito renziano.
Da questo serrato ma rispettoso confronto interno ne dovrebbero derivare delle sintesi sui singoli problemi in discussione che, con l’aiuto di esperti, dovrebbero trasformarsi in proposte operative concrete da avanzare a tutti i livelli, sia parlamentare che presso l’opinione pubblica.
Noi crediamo che sia questo sforzo propositivo da dare alla politica del Pd la strada giusta per recuperare consenso attorno alle idee e alle proposte elaborate, e pubblicamente confrontate.
Di fronte alle tante, troppe, promesse governative che si stanno già dimostrando irrealizzabili, più che un atteggiamento critico, magari arguto, si dovrebbe, a nostro parere, opporre un atteggiamento in cui alla proposta governativa si contrappone una proposta alternativa, elaborata in un dibattito interno da quanti si riconoscono nei valori ideologici e sociali di un’area di pensiero che definiamo di centro-sinistra.
Lasciamo la polemica sferzante, la supponenza sarcastica, la violenza verbale agli altri, a chi deve coprire con l’ipocrisia il proprio vuoto politico e ideologico, la carente sensibilità sociale e la mancanza di proposte realizzabili.
Se, come speriamo, la fase attuale del Pd è davvero il fondo cui siamo arrivati, c’è bisogno di una ripartenza in cui si ritrovino le fondamentali basi del nostro essere democratici che, senza i Soloni del so-tutto-io, cerchino attraverso un onesto confronto politico le soluzioni da dare ai problemi sociali che quotidianamente dobbiamo affrontare.

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