Pd: noi non vi seguiamo

ATTUALITÀ

scissione-pd-620x342Ancora una volta nel Pd si parla di scissione, con chi la dà per avvenuta e chi ancora cerca di ricucire un consenso intorno ad un’idea.
E l’idea è quella di un’area di centro-sinistra che il Pd è nato per coprire; che non è di centro, una rinascita della Dc, da molti vagheggiata, che non è di sinistra, con il ritorno del vecchio Pci (il Psi di Craxi se ne è andato con Berlusconi).
Questo comporta che chiunque si riconosca in questa area di centro-sinistra, deve per forza superare i settarismi e i particolarismi più o meno personali, per arrivare a mediazioni continue tra posizioni diverse e a sintesi che siano nuove e modernamente progressiste.
Per questo da parte nostra l’abbiamo da sempre sostenuto e votato, spesso magari turandoci il naso.
Poi è arrivato il Referendum del 4 dicembre, in cui c’era da scegliere tra il Sì e il No alla Riforma della Costituzione.
In tutta coscienza, ma non in buona compagnia, abbiamo rifiutato la Riforma perché pericolosa sul piano democratico in quanto squilibrava l’equilibrio dei poteri dello Stato, a favore dell’esecutivo.
Purtroppo il No è stato letto politicamente come una sconfessione di Matteo Renzi, che infatti si è dimesso.
Questo, a parte la formazione di un governo-copia guidato da Gentiloni, ha innescato una serie di polemiche tra chi vuole andare alle elezioni subito e chi aspetta la scadenza naturale, tra chi vuole un Congresso del Pd subito e chi lo sposta nel tempo.
È su questa basi che sostanzialmente è stato avanzato lo spettro di una scissione dell’area di sinistra del Pd, che vorrebbe far nascere un nuovo soggetto politico, l’ennesima Cosa di sinistra.
Allora è venuto il momento di affermare che noi su questa strada non vi seguiamo. Anzitutto perché indebolisce il Pd, ma soprattutto perché ci sembra scaturire da una lotta di personalismi che poco o nulla hanno a che fare con la politica.
Con un Renzi che si è cercato ad oltranza l’antipatia di tutti, con la sua supponenza e la sua roboanza da faccio-tutto-io; e gli altri che si sperdono in mille rivoli fatti di persone più che di idee.
“La politica è l’arte del rendere possibile l’impossibile” è stato detto da qualche saggio; questo non lo si realizza imponendo integralmente la propria idea, ma proponendola, anche con energia, per confrontarla con quella degli altri, ascoltando tutti e cavando il meglio del meglio da quello che viene proposto.
Di avventure a sinistra ne abbiamo già corse tante, inseguendo i vari personaggi, compresi quelli che ci hanno fatto votare Calearo come deputato del Pd. Adesso siamo stanchi e non intendiamo andare dietro a nessuno, considerato che se nessuno merita il nostro voto, possiamo anche non votare.

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