Piccoli crimini quotidiani

TEATRO

Prima di definirlo un capolavoro di recitazione, bisogna intendersi sul tipo di spettacolo cui abbiamo assistito; stiamo parlando di “Piccoli crimini quotidiani”, il dramma di Emmanuel Schmitt recentemente andato in scena al Teatro Comunale di Thiene, nell’ambito della 39^ Stagione Teatrale, con Anna Bonaiuto e Michele Placido, che ne è stato anche l’adattatore e regista.
Inutile intanto dire che la versione teatrale non è all’altezza del racconto originale, difficile comunque da trasporre sulla scena.
La vicenda è quella di una coppia collaudata che improvvisamente si trova di fronte alla situazione di Gilles che, per un colpo in testa, ha perso la memoria.
Dovendo Lisa tentare di ricostruire i ricordi del marito, emergono aspetti e situazioni che sembrano rendere il ventennale matrimonio una specie di ‘guerra’ non dichiarata tra i due coniugi.
Costretti, per ricostruire nella memoria una lunga convivenza matrimoniale, dal serrato dialogo emergono infatti in entrambi i coniugi, difficoltà, diffidenze che sono state sottaciute perché in fondo, è difficile a dirlo, i due dichiarano di continuare ad amarsi.
Emerge dal dialogo, non sempre agevole a seguirsi, una disincantata analisi di un rapporto che, pur nella diversità delle persone, ha resistito nel tempo solo perché c’era l’amore, che ha impedito ai due di “assassinare l’altro”.
Poi, con una lentezza scenica a volte esasperante, si scopre che a dare la botta in testa a Gilles, lo scrittore di gialli, tra cui “Piccoli crimini quotidiani”, è stata la moglie Lisa che, ubriaca, si è data all’alcol per superare la noia di una esasperante routine quotidiana.
Questo mentre Gilles dichiara di essere stato sempre cosciente e di aver finto l’amnesia per cercare di capire il gesto della moglie.
Qualcuno ha trovato un po’ ingessata la recitazione di Michele Placido nel ruolo di Gilles; per noi è stata una magistrale interpretazione di un marito un po’ sornione e distaccato che tenta di razionalizzare una situazione difficile per meglio comprenderla, nel sincero tentativo di superarla.
Superlativa, l’aggettivo non sembri esagerato, l’interpretazione di Anna Bonaiuto, che per gradi, quasi in cerchi concentrici, ci ha portato con una sofferta autoanalisi, in profondità nell’essenza del problema della coppia, e del suo essere donna.
Se in questo dramma c’è una morale, questa secondo noi è che, nonostante tutto, “amor vincit ommia”.

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