Pietro Tiso e la Madonna della Sgiossarola

SCAFFALE

È stata recentemente presentata presso la Galleria d’Arte di Villa Giusti a Zugliano la pubblicazione frutto di una ricerca storica condotta da Franco Caltran, Ferdinando Offelli e Gian Stupiggia, dal titolo “Pietro Tiso e la Madonna della “Sgiossarola”.
Su una cornice musicale di Luciano Tavella, gli autori, avvalendosi di un consistente apparato di immagini, hanno ripercorso quella che da loro è stata definita “un’avventura nell’arte di Zugliano”.
Si è partiti anzitutto dal rinvenimento di un affresco, rappresentante una “Pietà”, che a lungo era stato coperto da uno scolapiatti quando, nell’immediato dopoguerra, Villa Giusti, popolarmente chiamata “el Palazzon”, era abitata da diverse famiglie, una delle quali aveva la cucina proprio nella ex-cappella gentilizia della Villa. Qui, coperto appunto da una sgiossarola, l’affresco era fortunosamente sopravvissuto alle “man de bianco” con cui allora le stanze, per ragioni igieniche, venivano periodicamente rinfrescate.
Recentemente i nostri ricercatori avevano trovato che l’affresco era ‘presumibile’ opera di Pietro Tiso, un pittore locale del ‘600 che aveva partecipato ai lavori di affrescatura dell’allora Villa Barbieri, proseguendo poi in proprio con una serie di quadri di soggetto religioso dipinti a Zugliano.
È stato quindi ricostruita la storia della famiglia Tiso, presente a Zugliano per cinque secoli, a partire dal ‘400; una famiglia di agricoltori che hanno per secoli lavorato, con un contratto a livello, quelli che sono stati chiamati i Campi Tisi della zona del Campazzo di Zugliano.
Pietro Tiso pittore, secondo il Maccà, a Zugliano aveva dipinto diverse opere di soggetto religioso, quasi tutte andate perdute.
Secondo gli autori della ricerca, oltre all’affresco della “Madonna della Sgiossarola”, esiste a Zugliano, in canonica, un altro dipinto attribuibile a Pietro Tiso, fatto dipingere dall’arciprete del tempo, don Lazzaro Lazzaroni, come voto dopo la sua guarigione da una grave malattia che lo aveva colpito.
Fattosi una certa fama come pittore, Pietro Tiso era stato chiamato a Schio per dipingere una serie di quadri per un ciclo di santi benedettini per la chiesa di San Martino di Schio, compresa una pregevole pala d’altare dedicata a Sant’Urbano.
Tra queste opere, oggi in collezione privata, spicca una “Madonna Addolorata”, sempre di Pietro Tiso, che sembra essere perfettamente sovrapponibile all’affresco di Zugliano, la cui attribuzione al pittore diventa quindi certa.
Non solo, ma successive indagini hanno portato a scoprire che il citato quadro di Schio e l’affresco di Zugliano si rifanno con tutta evidenza ad un’opera di un pittore fiammingo del ‘600, Antoon Van Dyck, che di essa ha fatto diverse versioni, oggi presenti in vari musei e collezioni, da Anversa a Madrid, da Parigi a Londra, da Montpellier a Berlino.
Questa scoperta ha dato più forza alla convinzione che sia necessario arrivare ad un progetto per un restauro della “Madonna della Sgiossarola” di Zugliano, di cui ormai si conosce, oltre che l’autore anche l’importanza.
Al di là, infatti, del doveroso fatto tecnico del restauro di un affresco locale, questa umile, bisunta e dimenticata “Madonna della Sgiossarola”, rappresenta in realtà un importante elemento storico-culturale che, affondando le radici nelle nostre millenarie radici cristiane, ci collega direttamente alla cultura europea, così come si è andata evolvendo nei secoli.

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