Prima dell’alba

SCAFFALE

PrimaAlba Un altro bel romanzo edito dalla Neri Pozza nell’agosto 2017; si tratta di “Prima dell’alba” di Paolo Malaguti ed è ambientato nel clima finale e immediatamente successivo della Grande Guerra.
Il romanzo è strutturato in due filoni narrativi, che solo alla fine si incontrano.
Da una parte veniamo introdotti nell’atmosfera della dura vita di trincea, dove combatte il ‘Vecio’, che nel linguaggio della naia sta per l’anziano, il veterano; il Vecio ha trascorso sin dall’inizio della guerra l’esperienza dura della trincea, ed ormai ha imparato a convivere con il rischio quotidiano, che ha accettato, a differenza di tanti compagni che cercano con ogni mezzo di sottrarsi al pericolo dei combattimenti, con i carabinieri pronti a sparare loro alle spalle se durante gli assalti non avanzano.
Straordinaria nel romanzo la descrizione della disfatta di Caporetto, soprattutto per come è stata vissuta, con un senso di umiliante frustrazione, dal Vecio e dai suoi compagni.
Di fronte alla disfatta c’è ancora qualche fanatico, come il generale Graziani, che vuole imporre la più rigida disciplina, al punto da far fucilare un soldato solo perché in un improvviso ‘attenti’ al suo passaggio si era dimenticato di avere mezzo sigaro in bocca.
È solo sul finire del conflitto, mentre passato il Piave si sta dirigendo coi suoi compagni verso Padova, che il Vecio viene gravemente ferito, con l’asportazione di una mandibola, tanto da dover trascorrere lunghi mesi in ospedale, proprio quando gli altri stanno festeggiando la vittoria.
L’altro filone narrativo del romanzo, che si alterna di capitolo in capitolo con quello del Vecio, ha come protagonista un ispettore, Ottaviano Malossi, ufficiale della Polizia di Stato della Questura centrale di Firenze, che 13 anni dopo la fine del conflitto, viene incaricato di un’indagine che riguarda la caduta da un treno di un personaggio che si rivela essere di grosso calibro del regime fascista, addirittura il ‘Luogotenente Generale della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale’, cioè il generale Andrea Graziani, nato a Bardolino di Verona il 15 luglio 1864.
Malossi non tarda a capire che Graziani è stato buttato giù dal treno da qualcuno, ma per l’intervento dell’Ovra deve accettare di farlo apparire come un incidente, col generale che confonde la porta della ritirata con quella di accesso al vagone.
Seguono i funerali con tutti gli onori che il personaggio merita, ed è proprio durante questi funerali che l’ispettore Malossi incontra un uomo con la faccia semi-coperta da una pezza, da cui ha la conferma di cosa è successo.
Pregio del romanzo è non solo la scorrevolezza linguistica della narrazione, ma anche l’averci portato sia dentro la vita vera della trincea, così come la vivevano i nostri soldati al fronte, sia il clima di bugie retoriche con cui il fascismo nel dopoguerra si è affermato.

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