Quattro buffe storie

TEATRO

Quattro-buffe-storie_01-e1452767165199-233x400La 36^ Stagione Teatrale Thienese si è recentemente conclusa con uno spettacolo dal titolo “Quattro buffe storie”, per la regia di Glauco Mauri, una presenza ormai tradizionale al Comunale di Thiene.< Si è trattato di due storie di Luigi Pirandello (‘Cecè’, e ‘La patente’) e di due storie di Anton Cechov (‘Domanda di matrimonio’ e ‘Fa male il tabacco’). Diciamo che ci sono stati presentati tre veri e propri cammei recitativi, con la dimensione ridotta ma anche con la preziosità propria di questi gioielli.
‘Cecè’ fa parte del teatro dell’assurdo di Pirandello, con un Roberto Sturno ispirato che gioca in scena con la brava Laura Garofoli e Mauro Mandolini, riuscendo con la potenza della parola riparare ad una situazione incresciosa in cui si è incagliato e sortendone trionfalmente da gustoso vincitore.
“La patente” un racconto molto noto, ma sempre di effetto, di Pirandello, con Glauco Mauri che interpreta la parte dello iettatore, un titolo che vuole gli venga ufficialmente riconosciuto, con tanto di patente, da un tribunale, in modo da poterlo poi sfruttare per una professione di menagramo. Diciamo che dentro l’assurdo della situazione, Glauco Mauri, lo iettatore in cerca di patente, ci sguazza a piacere in un ruolo che sembra essergli del tutto congeniale.
Anche la ‘Domanda di matrimonio’ in fondo è un piccolo dramma dell’assurdo. Grandioso Roberto Sturno nella parte di un malandato e romantico richiedente, a cui il padre della ragazza sembra rispondere con un eccessivo entusiasmo, ma dove le beghe di famiglia sembrano cominciare ancor prima del matrimonio.
Meno, rispetto al resto, ci è piaciuto il monologo in cui Glauco Mauri, sempre comunque bravo, parla sul fatto che ‘Fa male il tabacco’, interpretando la parte di un marito che deve subire una moglie assolutamente tirannica.
A Stagione Teatrale conclusa, si sentiamo di dover esprimere una nostra opinione, considerando che secondo noi non è stata all’altezza delle promesse o delle aspettative.
Non sappiamo se per scelta di moda o se perché il mercato questo offre, si è comunque troppo insistito sul tema dei gay e delle loro problematiche, che non a tutti sembrano così interessanti; con diciamo, da parte nostra, forme di fastidio per Luca Zingaretti in ‘The Pride’ e Massimo Dapporto e Tullio Solenghi in ‘Quei due’.
Certo, non tutto è da buttare, non sono mancati momenti di buon teatro, a volte persino di teatro impegnato, come Ottavia Piccolo in ‘7 minuti’; ma è l’insieme dell’offerta che non ci è sembrato all’altezza della tradizione culturale del Comunale di Thiene.

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