Quattro sberle benedette

SCAFFALE

208_QuattroSchiaffiUn’altra storia di Andrea Vitali questo romanzo “Quattro sberle benedette” pubblicato nell’aprile 2014, sempre per l’editrice Garzanti.
Inutile dire che è ambientato a Bellano, dove “i luoghi sono reali e i personaggi inventati”, e che la vicenda praticamente si svolge tra la caserma dei carabinieri e la canonica del prevosto, con una puntatina al casino di Lecco.
Come ambientazione temporale si potrebbe dire che siamo appunto ai tempi dei “casini”, o più precisamente a fine ottobre del 1929.
Nella caserma, essendo il maresciallo titolare, Maccadò, in licenza per una tanto attesa ed incerta (si intende sul sesso del nascituro) paternità, c’è un continuo battibeccarsi tra il brigadiere Efisio Mannu e l’appuntato, Misfatti, siciliano, di cui finisce per fare le spese il carabiniere semplice Viavattene, colpito da morbillo.
In canonica invece, oltre al prevosto, don Boldoni, c’è la curiosa ed intrigante perpetua Scudiscia col suo dialetto lumbard e, un po’ in ombra, il coadiutore, don Sisto Secchia.
A Lecco invece, nella maison diretta da Madame Odalisca, opera tra le altre una certa Agrippina.
Come tutto questo si mescoli insieme fa parte dell’ormai consumata abilità narrativa di Andrea Vitali, che indifferentemente usa come collante sia le lettere anonime che una epidemia di morbillo, che costringe la madame a chiudere temporaneamente la maison.
Lettere anonime che il maresciallo Maccadò aveva l’abitudine di cestinare, ma che i suoi sottomessi conservano come prova di avere qualcosa che il collega non sa nemmeno che esista.
Dalle lettere emerge comunque una inquietante denuncia di una situazione che non si può lasciar cadere, con indagini che arrivano fino a Castelfranco Veneto.
Il finale è bonariamente alla Vitali, che sa trarre sempre d’impiccio i personaggi che, pur inventati, ama troppo, e che muovendosi nella sua Bellano, se non proprio parenti, sono compaesani, testimoni di un tempo che fu.
Dopo ormai più romanzi abbiamo accettato l’idea che la narrativa di Andrea Vitali non ha più la freschezza della sua prima produzione, che il suo raccontare si dilunghi in aspetti prima lasciati solo intuire.
È una nuova dimensione narrativa, e come tale va accettata, anche perché resta sempre quel raccontare sereno, magari un po’ sornione che dimostra un attaccamento ai luoghi che è difficile da riscontrare, quasi si recitasse una commedia dopo l’altra sempre con lo stesso scenario di fondo.
Come dire che il dibattersi quotidiano dei personaggi, persi nelle loro meschinità, in un provincialismo che è tutt’altro che gretto, sono come le onde che pur variando di intensità lasciano indifferente il lago che le genera.

1 commento su “Quattro sberle benedette

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