Reazioni scomposte

ATTUALITÀ

SentenzaCassazioneDa giorni in questa afosa estate ossessivamente non si parla d’altro, come se tutti i problemi, quelli veri, fossero le sorti giudiziarie e politiche di Silvio Berlusconi.
All’indomani della sentenza con cui la Cassazione ha definitivamente confermata la condanna per frode fiscale, chiedendo nel contempo alla Corte d’Appello, di ri-determinare le pene accessorie (leggi ‘interdizione dai pubblici uffici’), le prese di posizione si sono sprecate.
Noi, lettori di Repubblica, abbiamo, fra gli altri, condiviso l’editoriale di Ezio Mauro del giorno successivo la sentenza; secondo il direttore del quotidiano, la destra berlusconiana da vent’anni si crede una specie di Stato nello Stato, dove il padrone è innocente per definizione da ogni accusa che gli si possa rivolgere.
Una precisa strategia mediatica ha portato a parlare del condannato, più che della natura del reato perpetrato, cioè la frode fiscale. Eppure, giusto per capire, sono stati sottratti a Mediaset e agli azionisti qualcosa come 270 milioni di euro, per costituire un tesoro illegale di fondi neri in Svizzera, a Montecarlo, alle Bahamas, nella disponibilità piena e illecita dell’ex-cavaliere.
E questo in base allo stesso senso di strafottente impunità con cui il nostro si è permesso di prendere in giro la Questura di Milano mandando, da premier, la Minetti a prelevare Ruby perché “nipote di Mubarak”.
La sentenza definitiva della Corte di Cassazione ha giustamente riportato l’eversivo Stato berlusconiano dentro lo Stato di diritto e costituzionale che vige in Italia, in cui tutti sono tenuti a rispettare le leggi.
In questi giorni c’è tutta una ossessiva e sbracata pressione dei media berlusconizzati, che tentano in tutti i modi di impedire la applicazione della condanna. Abbiamo dovuto assistere persino ai berluscones che vanno in piazza a dimostrare contro la condanna, con l’ex premier (e relativa fidanzatina) che piangendo si proclama “innocente” e si sente politicamente perseguitato.
Il nostro pensiero è automaticamente corso alla “Fattoria degli Animali” di G. Orwell dove le pecore sono state addestrate a ripetere ossessivamente che “la legge è uguale per tutti, ma per qualcuno è più uguale che per altri”.
Per fortuna che il Presidente Napolitano, di fronte ad una eventuale irrispettosa richiesta di grazia, restando con i piedi per terra, ha consigliato Berlusconi ad “accettare la condanna”.
La questione della rieleggibilità politica di Berlusconi, per quanto ci riguarda, è completamente fuori luogo; non è solo la pena accessoria della sentenza che eventualmente lo impedisce, è una questione di dignità morale secondo cui chi è condannato per aver frodato il fisco non deve poter ricoprire incarichi pubblici.
Così come, sul piano della tenuta di questo assurdo governo, siamo d’accordo con Ezio Mauro quando afferma che non è la destra che deve decidere se deve restare al governo dopo questa sentenza; al contrario è la sinistra che deve decidere quanto a lungo riesce ancora accettare questa squalificante compagnia governativa.
Il Financial Times, da sempre poco amico di Berlusconi, intitola il suo intervento con un perentorio “Cala il sipario sul buffone di Roma” sostenendo che “se Berlusconi avesse un briciolo d’onore, ora darebbe le dimissioni” per non trascinare nel disonore i suoi colleghi senatori.”

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