Regalo di Natale

TEATRO

Abbiamo riso più nel primo tempo della commedia “Regalo di Natale” che non in tutto il resto della 39^ Stagione Teatrale Thienese; una risata liberatoria, che ci ha ricordato che a teatro qualche volta ci si potrebbe anche divertire.
Stiamo parlando della commedia “Regalo di Natale” di Pupi Avati, nella versione di Sergio Pierattini e per la regia Marcello Cotugno, recentemente andato in scena al Teatro Comunale di Thiene a conclusione della stagione.
La vicenda si svolge in una villa isolata la notte di Natale, quando quattro amici si ritrovano per la solita partita a poker; in realtà il loro segreto intento è di sistemare certe loro faccende finanziarie spennando, come hanno fatto in altre occasioni, il ricco pollo di rito, stavolta un ricco avvocato in cerca di compagnia e di emozioni.
Il gruppo si ritrova dopo che anni prima si era rotto per faccende interne, come il fatto che Ugo abbia rubato a Franco l’amata moglie, Martina.
In una scena fortemente comica Franco telefona alla nuova moglie per giustificare la sua assenza da casa proprio la notte di Natale per un presunto guasto all’auto, anzi all’alternatore come spiega Lele, fingendosi uno sciancato meccanico. Come si diceva una scena ad alto tasso di comicità.
Il secondo tempo si trascina più stancamente, con le varie fasi della partita a poker, in cui l’avvocato Santelia, finto principiante, riesce a poco a poco a spennare i polli che volevano spennare lui.
Qui la storia diventa più intensa e drammatica, anche perché la posta in gioco si fa più pesante, fino a ridursi ad un duello tra l’avvocato e Franco, che mette in gioco e perde una consistente precedente vincita.
La partita va avanti tra un continuo rinfacciarsi colpe precedenti, soprattutto tra Franco che non si capacita del tradimento di Ugo e della moglie.
Non manca la scena clou in cui l’avvocato dà a Franco la possibilità di recuperare l’intera perdita, rinunciando alla partita; un “Regalo di Natale” di cui Franco non approfitta, pur avendo capito che l‘avvocato è tutt’altro che un principiante, andando così incontro al disastro finale che lo mette sul lastrico… tanto da inscenare un finto suicidio.
Quella di Pupi Avati è un po’ una metafora della vita che in gioventù sembra un gioco avventuroso e divertente, ma che poi si fa più drammatica, a volte persino tragica.
Come si diceva un primo tempo divertente con i protagonisti che giocano a fare gli eterni ragazzi che erano stati, e un secondo tempo in cui a loro si presenta la dura realtà della vita, dove il loro destino sembra dipendere dalla casualità della carte e dalla capacità di bleffare, andando comunque incontro all’inevitabile sconfitta.

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