Renzi e la sinistra

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220_RenziSinistra“La sinistra in piazza contro la sinistra” intitolavano i giornali all’indomani della manifestazione di protesta contro la politica del governo e del suo job act, organizzata dalla Cgil e che ha portato a Roma un milione di persone.
Pur lasciando a tutti la più ampia libertà di opinione, a noi pare che in questo tipo di titoli ci sia un equivoco di fondo, e cioè che il governo di Matteo Renzi sia di “sinistra”, pieno di quelli che per Berlusconi restano ancora i “comunisti”.
Qualcuno, stavolta a sinistra, ha paragonato il premier Renzi a Margaret Thatcher, per la sua politica ferocemente contro i sindacati e gli operai. Noi non arriviamo a tanto, anzi se dobbiamo fare un parallelo, ci verrebbe da paragonare Matteo Renzi a Tony Blair.
Anche Tony Blair, partendo dalle posizioni Labouriste ha fatto una politica sostanzialmente liberista e anti-operaia, partendo dall’ipotesi tutta Thatcheriana che il governo debba essere al servizio del capitale.
Gli operai recentemente manganellati in piazza non sono solo un brutto episodio, sono un sintomo dell’atteggia-mento del governo Renzi per chi pensa di aver diritto ad un “posto di lavoro”; un concetto questo che, secondo il nostro premier, va abbandonato, semplicemente perché “il posto fisso di lavoro non esiste più!”
Noi crediamo sia buon senso comune, al di là della nostra collocazione politica, il fatto che per un lavoratore la sicurezza del posto di lavoro sia un dato fondamentale, per ogni ipotesi di un dignitoso progetto di vita.
È con la sicurezza del posto di lavoro che un giovane può realisticamente progettare di formare una famiglia, di poterla mantenere dignitosamente in un’abitazione confortevole, magari crescendo qualche figlio. Senza questa sicurezza, tutto diventa rischioso e troppo spesso si rinuncia, abbandonando o rimandando l’idea di un proprio progetto esistenziale.
Non solo, ma sarà solo la prospettiva di un salario fisso e sicuro che permetterà, non solo di mantenere la famiglia, ma anche di progettare delle spese, di fare investimenti, di contrarre i mutui che ci si impegna a pagare per anni.
Se poi dal micro passiamo al macro, senza pretendere di essere economisti, sarà un salario sicuro ai lavoratori, magari più di 80 euro, che farebbe ripartire i consumi di beni e servizi, incrementando di conseguenza la produzione e quindi anche le possibilità di assumere nuovi lavoratori.
Quel che sicuramente non si può fare, è non dare lavoro, e quindi salario, al lavoratore, mentre si pretende che questi consumi di più per salvare la produzione. Per noi il concetto, più che di sinistra, è chiaro… e per Renzi?

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