Riforma costituzionale

EDITOR

firmaAperta da Matteo Renzi, è cominciata con largo anticipo la campagna elettorale per il Referendum sulla Riforma Costituzionale che, recentemente approvata dal Parlamento, deve ora essere sottoposta al consenso dei cittadini.
Noi sentiamo con forza la necessità e l’urgenza di fare chiarezza sull’importante scelta che come cittadini saremo chiamati a fare, cominciando anzitutto a dissociarla dalla sopravvivenza o meno del governo di Matteo Renzi; nel tempo abbiamo visto formarsi e cadere così tanti governi, di tutti i tipi e spessori, da non essere minimamente preoccupati per le sorti del governo imposto con strafottenza da Matteo Renzi. Anche qui vale sempre la logica, “morto un papa se ne fa un altro”.
Ci ha quindi enormemente infastidito il ricatto posto con una montagna di supponenza, con cui Renzi, novello Louis XV, ha detto “Après moi le deluge”, quasi che davvero dovessimo sentirci all’ultima spiaggia.
Troppo importante consideriamo il nostro voto sulla Riforma Costituzionale per essere condizionato da elementi esterni alla Riforma stessa. Per metterla giù chiara, noi siamo seriamente intenzionati a scegliere di votare per il sì o per il no alla Riforma, indipendentemente dalle sorti del governo di Matteo Renzi.
Negli ultimi 70 anni il sistema politico democratico italiano è stato basato su una Costituzione Repubblicana con cui è stato realizzato un equilibrio tra i tre poteri dello Stato, cioè il potere legislativo, esecutivo e giudiziario che ha assicurato la gestione democratica della cosa pubblica; a parte deviazioni e tentativi autoritari, prontamente respinti, a scalpitare in questi decenni sono stati proprio i premier, a cominciare da Craxi, per passare a Berlusconi e finire con Renzi, ai quali il potere esecutivo sembrava andare un po’ stretto, a chiedere un potere decisionale che la Costituzione per loro non prevede: “allora cambiamo la Costituzione”, è stata la voce unanime, dimenticando che il loro ruolo è quello di eseguire quanto deciso dal Parlamento e non di legiferare al suo posto. Ci vien da pensare che la Costituzione repubblicana sia considerata obsoleta e da cambiare solo da chi ha l’altezza morale per riuscire a rispettarla e a farla rispettare.
Noi vogliamo essere chiari in merito alla scelta che fra pochi mesi siamo chiamati a fare.
Vorremmo anzitutto che ci fosse una doverosa e precisa informazione sul nuovo assetto costituzionale, sottraendola per quanto possibile alla interessata propaganda dei partiti; un ruolo questo in cui i mass-media di Stato si giocano la loro credibilità di servizio pubblico democratico.
Perché è solo se questa nuova proposta costituzionale realizza, in forma più avanzata e moderna quell’equilibrio dei poteri dello Stato che è alla base della Costituzione vigente, naturalmente con le dovute forme di controllo reciproco, che noi possiamo prendere in considerazione la scelta di votarla. Ma se questa nuova Costituzione porta ad uno squilibrio a favore del potere esecutivo, che diventa decisionale, a scapito del potere legislativo e di quello giudiziario, noi non intendiamo certo dare il nostro consenso.
Su questo non abbiamo dubbi, indipendentemente dagli inopportuni ricatti governativi di un premier un po’ troppo supponente.
Forse Renzi e & C. dovrebbero capire che la loro proposta di Riforma Costituzionale, per quanto ritenuta moderna, è molto lontana da ogni forma di idealità democratica, certamente lontana dalla idealità che, pur esprimendosi nelle diverse ideologie, era alla base ed animava la Costituzione Repubblicana nata dalla Resistenza. Di sicuro la sopravvivenza del governo Renzi non vale la perdita di tutto questo.

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