Signore e Signori

TEATRO

114_Signore Ma era teatro o cabaret? È questa la domanda che ci siamo posti dopo aver assistito alla prima nazionale di “Signore e Signori” tratto dal film di Pietro Germi, con la regia di Piergiorgio Piccoli e con Natalino Balasso come protagonista.
Si tratta dello spettacolo con cui si è recentemente conclusa la 33^Stagione Teatrale al Teatro Comunale di Thiene, e in attesa che si aprano le stagioni di Cabaret e di Teatro Dialettale.
Sarebbe impietoso da parte nostra confrontare lo spettacolo andato in scena al Comunale di Thiene con il film di Pietro Germi, non solo per la naturale differenza del linguaggio cinematografico con quello teatrale, ma soprattutto perché si fa riferimento a due mondi diversi, con la provincia veneta profondamente cambiata rispetto a quella del 1966, anno in cui Pietro Germi con “Signore e Signori” vinse la Palma d’oro a Cannes e il David Donatello per la miglior regia.
Nei tre episodi in cui si articola lo spettacolo teatrale, abbastanza fedeli al film d’origine, sembra si siano colte più le parti ridanciane, da cabaret appunto, senza riuscire ad entrare in profondità nell’atmosfera del capolavoro di Germi.
Bisogna forse averla vissuta, magari proprio con gli occhi di un provinciale veneto, la forza dirompente e rivelatrice che il film di Germi ebbe su chi era immerso nel falso perbenismo delle nostre cittadine.
Oggi l’effetto, almeno su di noi, è stato molto meno intenso; e questo evidentemente perché su quel falsamente pudico e reticente mondo provinciale, è passato il ’68 con la rivoluzione sessuale, è passato il fenomeno economico del Nordest tecnologicamente avanzato che ha riempito la provincia di fabbriche, con gli ex operai che nel loro “ kapanon” hanno cinicamente fatto i “schei”, diventando spesso molto peggio dei loro ex-padroni.
Sono, insomma, i parametri dei valori morali di fondo che non sono più quelli di comune riferimento; se allora si rideva scandalizzati per una storia di corna, oggi sembra che anche da noi sia ben più difficile trovare una coppia regolare.
E quello che allora faceva ridere, oggi fa appena sorridere e le disavventure coniugali del ragionier Bisigato sono ormai ridotte, appunto, a storie da cabaret.
Noi abbiamo sinceramente ammirato il tentativo di Natalino Balasso e degli attori veneti diretti da Piergiorgio Piccoli, per quanto non sempre e non tutti all’altezza.
La scenografia, resa fortemente articolata per seguire la complessa trama dei 3 episodi del film, non sempre ha aiutato gli attori.
Sul piano della regia a noi sembra che la narrazione mancasse di un ritmo sostenuto, come un’opera che mira alla comicità richiede; altrimenti si finisce per ridere o sorridere per battute isolate, senza che l’una incalzi l’altra diventando verve comica.

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