Sisters, come stelle nel buio

TEATRO

sistersPer il quinto appuntamento della 38^ Rassegna Teatrale al Comunale di Thiene abbiamo visto “Sisters, come stelle nel buio” di Igor Esposito, per la regia di Valerio Binasco, un dramma angosciante che scava senza pietà nel dolore e nell’illusione.
La commedia è ambientata in una villa isolata immersa nel verde della collina di Posillipo.
Sul palco una scena fatiscente; in due stanze da letto comunicanti fra loro convivono due sorelle, Chiara e Regina che combattono con i ricordi di un glorioso passato che purtroppo non c’è più; come non c’è più la figura paterna che senza mai comparire in scena è sempre presente nella mente delle due soprattutto di Regina che aveva con lui un forte legame.
Regina, che è stata una bambina prodigio, con una carriera finita sfortunatamente con la morte del papà è ora sprofondata nel rancore, nell’alcolismo e nella volgarità, sfoga tutta la sua frustrazione e la sua gelosia morbosa manipolando e maltrattando sua sorella, mentre nella sua mente malata e folle si illude e si autoconvince che una tv locale si stia interessando a lei per farla tornare in scena come quando era bambina.
Chiara, più bella e raffinata, invece è stata una grande attrice del cinema, ora ridotta su una sedia a rotelle in seguito ad un grave incidente dove, oltre aver perso il padre, è stata troncata anche la sua carriera, costringendola a vivere come una reclusa in casa, dipendendo interamente dagli umori della sorella Regina.
La morte del padre ha lasciato il segno; entrambe sono prigioniere del passato, dopo essere state sotto i riflettori della notorietà, Regina e Chiara sono precipitate nel buio e nella solitudine, ma non si sono arrese, e tutte e due a modo loro sperano in un ritorno di notorietà, in questa camera che potremmo metaforicamente definire ”stanza della tortura”. Così per circa un’ora e mezza, abbiamo assistito ad un rinfacciarsi di successi e fallimenti, in un odio-amore, illusione-disperazione, rimpianti-nostalgie, compreso un atto di sangue ad opera del “Signor Coltello” impugnato da Regina, in preda ad uno squilibrio mentale.
Le due sorelle troveranno una imprevedibile pacificazione in un abbraccio finale, ritrovando l’affetto e l’amore di un tempo.
Le due attrici sono brave nella caratterizzazione dei personaggi; Regina (Iaia Forte) è esuberante e eccessiva, con momenti tragicomici, sempre in preda all’alcool, e con una fisicità che riempie la scena; Chiara (Isabella Ferrari ) limitata nei movimenti si muove sul palco fra il letto e la sedia a rotelle, efficaci le sue espressioni facciali e la sua voce nasale mentre confusa dalle medicine legge le lettere dei suoi ammiratori.
E’ stato uno spettacolo ostico e pesante che non ci ha catturato appieno, per quanto il pubblico thienese abbia comunque, come sempre, applaudito.
P.S. Su cinque spettacoli finora visti, solo uno non era un drammatico (il caro vecchio Goldoni); guardando ai prossimi titoli sembra che non ci andrà molto meglio …

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