Sogno di una notte di mezza sbornia

TEATRO

197_Sogno_SborniaA Pasquale Grifone che di mestiere fa il facchino e che vive con moglie e i due figli, Arturo e Gina, piace annegare le sue miserie alzando un po’ troppo il gomito; questo vizietto gli consente di fare sogni strani e strampalati, addirittura sogna di essere in Paradiso e di incontrare il sommo poeta Dante che in un confidenziale incontro gli regala i numeri di una quaterna secca … essi però rappresentano anche il giorno e l’ora della sua morte che dovrebbe avvenire alle ore tredici del novantesimo giorno dopo la vincita … la vincita arriva davvero e i soldi vinti sono tantissimi, per la famiglia arriva la felicità, la fine delle preoccupazioni, mentre per Pasquale comincia l’ansia l’angoscia, l’inquietudine, l’affanno, … se la prima profezia si è avverata, si avvererà anche la seconda?
Questa è la trama di “Sogno di una notte di mezza sbornia”, dallo stile comico grottesco quasi surreale che Eduardo De Filippo ha liberamente tratto dalla commedia “La fortuna si diverte” di Athos Setti e presentata al Teatro Comunale di Thiene a conclusione della stagiona teatrale 2013/2014.
Noi pensiamo che una trama così, dove si parla di sogni, di vincite al lotto, di vizi e credenze popolari della gente comune, trovi una sua naturale collocazione nel popolo napoletano che è immerso nella superstizione.
Nel primo atto abbiamo visto Pasquale e la sua famiglia vivere in un ambiente molto dimesso (in un basso napoletano); gli ritroveremo nel secondo in un appartamento molto diverso che vuole dimostrare il nuovo stato sociale.
La moglie e figli sono inebriati dalla nuova ricchezza; solo Pasquale vive la mutata situazione con lucidità e semplicità, arrivando a dire: ”Arturo mio figlio fa il commerciante di vino, è diventato intelligente … Ah che intelligenza tiene mio figlio … ma quello è cretino! I soldi fanno diventare intelligenti … voi mettete i soldi in mano ad un cretino e diventa subito intelligente.”
Arriva il giorno tanto temuto, i componenti famigliari sono vestiti a lutto, anche Pasquale contagiato da questa atmosfera e pur godendo di buona salute, si convince di essere prossimo alla fine, farà venire il dottore; tutti con agitazione controllano l’ora, guardando l’orologio … arrivano le tredici e Pasquale dal terrore sviene, e qui tutti lo credono morto.
Entra il medico, il quale si rende conto che Pasquale gode ottima salute; questi preso dall’euforia invita il medico a restare a pranzo e festeggiare lo scampato pericolo. Il medico rifiuta l’offerta dicendo di avere un impegno alle ore tredici; i presenti lo invitano a rimanere dicendo che le tredici sono ormai passate; ma il medico guardando l’orologio dice che alle tredici mancano ancora cinque minuti … Abbiamo un finale sospeso, un finale che non chiude …
Luca De Filippo è stato il mattatore; per noi lui è il teatro napoletano, ci ha preso la sua naturalezza recitativa, delizioso il suo racconto-monologo di quando racconta il suo sogno con Dante accompagnato da azzeccatissime musiche (di Nicola Piovani) buone ed efficaci anche alcune scelte registiche (di Armando Pugliese).
Gli altri componenti della compagnia ci sono piaciuti di più nel primo atto, mentre nel secondo, nonostante l’impegno, quando scimmiottavano i ricchi (ci hanno molto ricordato “Miseria e Nobiltà”) cercando fra il pubblico una facile risata, hanno sfiorato molto spesso il limite di tolleranza fra attore e macchietta; secondo noi nelle loro battute mancava l’anima, recitavano, erano attori, certamente non personaggi, non sono riusciti a coinvolgerci, mancava quella continuità, quel pathos essenziale tra palco e platea.
Affettuosi gli applausi dal pubblico del Teatro Comunale a Luca De Filippo che è ritornato a fare teatro dopo una malattia che ha fatto slittare la data iniziale dello spettacolo

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