Sole a catinelle

CINEMA

153_SoleCatinelleIl film che in tre giorni nella sale italiane ha raccolto qualcosa come 18 milioni di euro… non ci è piaciuto, se non per qualche isolata battuta comica.
Stiamo evidentemente parlando di “Sole a catinelle” presentato il giorno stesso della sua uscita, al Cinema S. Gaetano di Thiene.
Ci aveva insospettiti l’immenso battage pubblicitario che ha preceduto il lancio del film, fatto diventare un vero e proprio evento, con spot insistiti come quello “Siamo di Equitalia”, “Spiacente, qui siamo cattolici”.
Poi quando abbiamo visto che era una produzione Mediaset ci siamo resi conto di essere ancora una volta entrati in un Truman Show berlusconiano.
La vicenda è quella già vista di un viaggio del figlio con il padre. Si parte da una famiglia normale, col padre che lavora in un albergo, la madre operaia in una fabbrica e un figlio alle elementari.
Checco (anche nel film) tenta la strada più redditizia del venditore di aspirapolvere, mentre la fabbrica della moglie entra in crisi mettendo il personale in cassa integrazione.
Per l’incoscienza nell’affrontare la situazione e i debiti che portano al sequestro dei beni, la moglie caccia il marito di casa.
Resta il rapporto con il figlio a cui il padre promette una vacanza “favolosa” se avrà tutti 10 in pagella; con la squallida scena di Checco che chiede alla maestra di abbassare i voti per non essere costretto a mantenere la promessa.
I due fanno un viaggio in macchina nel Molise, dove Checco spera di vendere aspirapolvere ai parenti; ma questi o sono morti, o sono emigrati in Canada o sono taccagni come la zia ossessionata dalla bolletta dell’Enel.
Poi si trasferiranno nell’opulenta Toscana, dove Checco riesce ad abbindolare una proprietaria di fabbrica cui ha curato il figlio autistico, e fanno davvero una vacanza di sogno.
Tanto che il raccontarla in un tema al rientro a scuola dalle vacanze, mette in sospetto la maestra che ricorre ad una psicologa ed avverte i genitori.
Intanto, come in una favola, al ritorno Checco dichiara il suo amore per la moglie e i due ricompongono la famiglia.
Il resto sono solo banalità ridanciane, con qualche raro momento di umorismo.
Sullo sfondo sarebbero anche visibili delle velleità di impegno sociale, ma preferiamo transigere per il populismo di basso gusto con cui i problemi seri diventano battute meschine; così come è andata sostanzialmente sprecata l’ambientazione nel vicentino.
Siamo stati inoltre negativamente impressionati dalla presenza di Marco Paolini, in un ruolo innaturale che rendeva innaturale persino le sue battute.
Se questo è il futuro dell’umorismo italiano, non c’è niente da ridere.

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