Sotto controllo

QUANTESTORIE!

207_NoPlaceIl titolo originale americano è più esplicativo “No place to hide” (nessun posto per nascondersi). È uno di quei libri-cronaca che raccontano una indagine giornalistica su un argomento più o meno scottante.
In “Sotto controllo”, uscito nel maggio del 2014 per l’editrice Rizzoli-Corriere della Sera, Premio Pulitzer per il 2014, la giornalista Glenn Greenwald raggiunge in un albergo di Hong Kong Edward Snowdon che, con tutte le cautele del caso, le consegna in originale una imponente e importante documentazione segreta sottratta alla NSA (National Security Agency), l’agenzia per cui aveva fino ad allora lavorato.
La giornalista del “Guardian” era stata qui convocata da “Cincinnatus”, pseudonimo di Snowdon, che lei non conosceva, e che aveva preso tutte le precauzioni per non essere individuato attraverso i consueti mezzi di contatto, compresi gli e-mail e i social work.
Il libro, lo diciamo subito, presenta due grandi aspetti di enorme interesse per tutti noi.
Da una parte ci dà un’ulteriore dimostrazione di cosa si debba intendere per giornalismo, cioè per informazione democratica in un paese democratico.
Un giornalismo cioè che non sia schiavo né contro il potere, ma che fornisca al cittadino-lettore una informazione il più possibile completa ed obiettiva; e per far questo deve essere indipendente ed economicamente remunerativo, in modo da potersi organizzare liberamente senza dipendere da condizionanti finanziamenti esterni.
Le notizie che Glenn Greenwald è andata a raccogliere da Snowdon a Hong Kong venivano trasmesse alla redazione del giornale che provvedeva a pubblicarle quasi in tempo reale.
Il secondo aspetto trattato nel libro è il sistema informativo messo in atto dal governo Usa per avere un totale controllo della popolazione, un sistema che nel sottotitolo viene definito “la sorveglianza di massa”.
Attraverso i telefonini, i social network e tutti gli attuali strumenti di comunicazione telematica, “il governo statu-nitense ha creato un sistema finalizzato alla totale eliminazione della riservatezza telematica in tutto il pianeta.”
Come dire che, col nostro telefonino, con Facebook, Twitter, Google, Microsoft ed Apple, siamo anche tutti noi i terminali di un sistema di raccolta dati sulla nostra privacy che fa apparire un dilettante lo stesso Grande Fratello di Orwell (non quello di Berlusconi).
Di fronte a tutto questo non regge la scusa, così ben sostenuta dallo stesso Obama negli Usa, e cioè che si tratterebbe di difendersi dal pericolo del terrorismo.
Così come ci ha dato fastidio, nel 2013, vedere come dai mass media italiani sia stato trattato il caso Snowdon il quale, rinunciando a tutto quel che si era costruito nella vita, ha dovuto cercare asilo politico presso chi, sfidando gli Usa, ha avuto il coraggio di ospitarlo, come il russo Putin.
Vengono i brividi a pensare quanto questo concetto di giornalismo, questo bisogno urgente di informare il mondo sui pericoli che sta correndo, sia lontano, per esempio, dal salottiero “Porta a porta” di Bruno Vespa o dal pur di-gitalizzato Tg1.

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