Sotto un cielo sempre azzurro

SCAFFALE

Strano, ma sempre una piacevole lettura, questo nuovo romanzo di Andrea Vitali dal titolo “Sotto un cielo sempre azzurro”, edito dalla Garzanti nell’ottobre 2019; basterebbe dire che non è ambientato, come sempre, a Bellano.
Protagonista e narratore in prima persona è un ragazzo, alunno di scuola elementare, i cui genitori sono assenti da casa tutto il giorno per lavoro; vivendo in una casa isolata, a fargli compagnia c’è solo il nonno Zaccaria.
Bellissimo questo rapporto tra l’affascinato ragazzo e l’attivo nonno, che cerca di insegnargli quel che l’esperienza ha insegnato a lui, compresa la vita che c’è dentro le piante e il fatto che ci sono cose che esistono anche se non si possono vedere.
Una mattina il nonno Zaccaria è diventato strano, si comporta in modo inconsueto e parla una lingua per il ragazzo incomprensibile; è improvvisamente diventato “empereur”, l’imperatore Napoleone Bonaparte che naturalmente si esprime in francese.
Il medico di famiglia, Pallottini, che in ogni occasione si esprime attraverso proverbi, dopo aver visitato il nonno, consiglia ai genitori di ricoverarlo presso la clinica del professor Mesmerelli, specializzato nella cura di casi del genere.
Alla clinica si accede attraversando un grande parco, il giardino delle Quattro Stagioni, per cui mentre in una è inverno, nell’altra è già estate, e soprattutto attraverso un cancello invisibile che cigola al passaggio delle persone.
Nella clinica si trovano i personaggi più disparati, da Toro Seduto, al Barbiere di Siviglia, Isaac Newton, Ivan il Terribile, che il professor Mesmerelli cerca di assecondare, non senza conflitti che potremmo definire ‘storici’.
A dimostrazione che i veri matti sono fuori della clinica, Vitali ci presenta anche il poliziotto Paradosso sempre incazzato con la sceriffa Cis Padana che da anni non arresta nessuno, ma che nel romanzo riesce persino ad arrestare e portare alla clinica del professor Mesmerelli uno che si crede Babbo Natale.
Quando ormai il nostro ragazzo si è abituato all’idea di aver perso per sempre il nonno, ecco che questo torna in sé e i due riprendono la loro vita.
Di fondo ci vien da dire che Andrea Vitali deve essersi divertito molto a immaginare una storia dove tutto è irreale pur nella realtà del vivere quotidiano; qui il suo consueto gioco di inventare cognomi strani viene persino esaltato, mentre la narrazione è cosparsa di sottili ironie, di osservazioni salaci. Un divertimento che trasmette al lettore, con una levità dove la realtà e l’immaginazione sono difficilmente distinguibili.
Il libro termina con il racconto “Sui matti non piove mai” che in fondo potrebbe essere, sempre che serva, la morale di quest’opera.

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