Sui campi di fiandra sbocciano i papaveri

TEATRO

FIANDRAAnche Carrè ha la sua mini-stagione teatrale, iniziata il 26 settembre con “Sui campi di fiandra sbocciano i papaveri” per l’allestimento di Theama Teatro, con Anna Zago ed Anna Farinello, per la regia di Piergiorgio Piccoli.
Il titolo del dramma fa riferimento al papavero, un fiore che nel Regno Unito viene usato per ricordare i caduti in guerra; qui si tratta dei morti delle feroci battaglie della Grande Guerra dalle Fiandre e all’Altopiano di Asiago.
Lo spettacolo si presenta abbastanza compatto e fa riferimento alla vicenda di Vera Brittain, la scrittrice inglese che in guerra ha perduto non solo il fidanzato Roland Leighton,ed alcuni amici, ma anche, nel 1918, il fratello Edward cui era fortemente legata.
Una messa in scena certamente intensa, sia per la regia, ai limiti del minimale, che per l’efficace recitazione, con soluzioni sceniche che stanno tra il realismo e la simbologia, come il manichino, con momenti intensi di drammaticità che ci portano direttamente dentro il dramma della guerra.
Per essere chiari, uno spettacolo che in se stesso regge perfettamente e coglie il senso dell’orrore per la guerra.
Diverso è invece il discorso della aderenza del testo teatrale al romanzo di Vera Brittain “Testament of Youth”, tradotto in italiano col titolo di ‘Generazione perduta’, a cui sembra volersi ispirare.
Per chi ha letto il capolavoro della Brittain, che vive in se stessa il tragico destino della sua generazione, la drammatizzazione di Theama Teatro può essere considerata una semplificazione divulgativa, utile per avvicinare lo spettatore alla lettura, ma non certo una riduzione organicamente completa ed esaustiva del dramma stesso.
Ci sono non solo parti mancanti, cosa più che comprensibile data la corposità del romanzo, ma anche discordanze più che altro gratuite rispetto al testo di riferimento, come i libri gettati a terra come gesto di rifiuto di continuare la vita da studente ad Oxford; non era un abbandono, ma una sofferta scelta diversa momentanea fatta per amore.
Del tutto perdonabile è l’accento posto sul fatto che Vera abbia deciso che, alla sua morte, le sue ceneri fossero portate al cimitero inglese a Granezza; solo che si tratta di un gesto di affetto verso il fratello Edward qui sepolto, più che dovuto all’amenità dell’Altopiano di Asiago, che pure l’aveva colpita.
Soprattutto quegli elementi che nella drammatizzazione restano in superficie o a livello simbolico, nel romanzo possono essere sviluppati in profondità, facendoci vivere da dentro la particolare atmosfera dell’epoca vittoriana, l’iniziale retorica della Guerra, l’orrore per la stessa vissuto in prima persona come infermiera volontaria, l’evoluzione culturale dell’autrice che nel dopoguerra diventa femminista e pacifista a livello internazionale.
Forse, è il nostro suggerimento, da qualche parte bastava scrivere “liberamente ispirato a …”

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