The Country

TEATRO

Un dramma psicologico può essere definito “The Country”, la commedia di Martin Crimp andata in scena recentemente al Teatro Comunale di Thiene nell’ambito della 33^Stagione Teatrale, per la regia di Roberto Andò e con Laura Morante, Gigio Alberti e Stefania Ugomari di Blas come attori.
La vicenda narrata è quella di Richard, un dottore, che sposta la famiglia, la moglie Corinne e due figli, nel cottage di campagna, dove non trova di meglio che portarci anche la giovane amante Rebecca, fingendo che sia una sconosciuta raccolta dal dottore per strada.
Naturalmente Corinne intuisce la verità, anche per alcune contraddizioni in cui cade il marito, e di qui comincia un colloquio chiarificatore, tra continue telefonate di un misterioso personaggio, Morris.
Tutta la decantata modernità di Martin Crimp sembra consistere in un testo in cui la parola recitata sostituisce l’azione scenica, che è veramente minimale per essere buon teatro.
Gli attori sulla scena procedono per dialoghi, dove non c’è comunicazione ma dove ciascuno segue un proprio discorso, con interruzioni da parte dell’interlocutore.
Così, per esempio la moglie Corinne, mentre ritaglia dei pezzi di giornale, butta là quasi casualmente delle domande, che sembrano scollegate ma con le quali intende puntualizzare il racconto del marito, evidentemente per smontarlo dato che ha ben intuito la verità.
Domande del tipo “E se fosse stato un uomo, l’avresti raccolto lo stesso?”, con il marito che risponde ossessivamente “Sono un medico”.
È questa fila di domande che sembrano casuali, ma che invece rispondono ad uno scopo ben preciso, che alla lunga rende monotona la conversazione, del tipo “Dammi un bacio!” “Ti ho già baciata”.
Verso la fine, saputa la verità dalla ragazza, Corinne come ogni donna di famiglia tradita dal marito deve scegliere tra la rottura definitiva o salvare un rapporto, magari in considerazione dei figli.
Se questa era la tesi sottostante alla fine del dramma, con Corinne che dopo aver portato via i figli, torna al cottage, ed ha un lungo colloquio con il marito, un colloquio in cui più che chiarire, si limita a stabilire uno status quo per un menage che, senza illusioni, permetta alla famiglia di andare avanti.
Un colloquio anche questo le cui intenzioni vanno supposte, perché gli attori si limitano a girare attorno all’argomento, senza pervenire ad una qualche soluzione.
Forse, ci vien da pensare, un dramma non è valido solo perché è moderno. Pur essendo un atto unico di un’ora e venti minuti, questo “The Country” è riuscito anche ad annoiarci.