The Pride

TEATRO

Thed Pride“È una scrittura potente, è un testo bellissimo che parla di identità, pregiudizi, omosessualità. Dal punto di vista etico e politico mi sembra il momento giusto: è importante che un personaggio con la mia visibilità metta al centro del dibattito una storia di questo tipo.” Così Luca Zingaretti nelle sue note di regia
“The Pride”, recentemente visto al Comunale di Thiene, nell’ambito della 36 Stagione Teatrale, è un testo forte e di impegno civile, complesso e se vogliamo anche scabroso; non è da meravigliarsi se a qualche spettatore può aver dato fastidio il contenuto talvolta piccante e scurrile: l’opera parla di preconcetti e di pregiudizi, dell’amore diverso da quello eterosessuale e del coraggio di scoprire chi si è veramente e prenderne atto, fare delle scelte che determinano il nostro io più profondo.
Il dramma racconta due storie interpretate dagli stessi attori accostate e alternate che ci faranno sorridere ma anche commuovere: la prima è datata nel 1958 e la seconda ai giorni nostri, tutte e due ambientate a Londra, tutte e due parlano di omosessualità, la prima con tutte le problematiche dell’epoca la seconda con una condizione un po’ più libera e sfacciata.
Subito non si riesce a capire cosa accomuna le due vicende; poi inoltrandoci scopriamo che le due storie affrontano temi come l’amore, la fedeltà, ed il perdono in epoche diverse: capiamo che Oliver, Philip e Sylvia stanno lottando per una vita più facile e tollerante
1958: Sylvia ex attrice e ora illustratrice di libri per ragazzi presenta al marito Philip il suo datore di lavoro Oliver, scrittore giramondo: una vibrazione scatta tra loro due, ci sarà una scena shock dove vedremo i due corpi maschili mimare l’atto sessuale.
Philip non accetta la sua omosessualità esplosa casualmente, e sa anche che per la società dell’epoca essere gay è considerato una malattia. Riesce a toccarci quando cercherà di ”normalizzarsi”, sottoponendosi alla visita di uno psichiatra, subendo un interrogatorio decisamente intimidatorio. Philip pur di guarire accetterà una cura ridicola fatta di iniezioni e vomito.
2015: La seconda storia ci racconta come Oliver è appena stato lasciato da Philp per il suo comportamento troppo libertino e aperto a facili tradimenti (tema la fedeltà). C’è Sylvia amica comune che cercherà di fare da collant tra i due, in questa vicenda vissuta fortunatamente in un periodo un po’ più tollerante, c’è qualche eccesso, tipo un travestito da SS, lievemente caricaturale, ma non ci ha disturbato, ci ha solo fatto sorridere.
Ampio merito va dato a Luca Zingaretti per il coraggio di aver portato sul palco un testo che parla di discriminazioni ed emarginazioni, la sua regia è stata forte e sicura; Zingaretti ha fatto centro rinunciando al ruolo principale per affidarlo a Maurizio Lombardi; la prova recitativa di quest’ultimo nella parte di Oliver, per noi è stata magnifica; bravissima anche Valeria Milillo, Alex Cendron che ha interpretato più ruoli è sempre stato in armonia. Sul palcoscenico c’erano quattro attori che sanno fare il proprio mestiere.
Tutto si è svolto in un’ unica scena; solo un pannello che cadeva dall’alto ci permetteva di
capire il passaggio temporale tra una storia e l’altra, piacevolissime le musiche.
Molte le chiamate del pubblico e tanti gli applausi …tutti meritati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *