To be or not to be – Vogliamo vivere

CINEMA

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La stagione dei Cineincontri 2014 al Cinema Patronato “San Gaetano” di Thiene ha avuto la sua “Ouverture” giovedì 19 settembre con “To be or not to be – Vogliamo vivere” di Ernst Lubitsch.
Tra le critiche che abbiamo letto dopo aver visto il film, la più efficace è quella secondo cui “il miglior film dell’anno è del 1942”.
Si tratta infatti di una riedizione restaurata, sottotitolata e digitalizzata della commedia che Ernst Lubitsch girò a Hollywood nel 1942, quando, per capirsi, gli Usa non erano ancora entrati nel secondo conflitto mondiale; una commedia che all’epoca fece scandalo, perché trattava la guerra in modo irriverente e scanzonato come “Il grande Dittatore” di Charlie Chaplin.
La vicenda è quella di una compagnia teatrale polacca che, dopo l’invasione nazista, non poté più mettere in scena le proprie opere, comprese alcune tragedie di Shakespeare, tra cui appunto “Amleto”, con il monologo che era il pezzo forte di Joseph Tura.
Primi attori della compagnia sono infatti due coniugi, Joseph Tura (Jack Benny) e la moglie Maria (Carole Lombard), della quale si innamora un giovane pilota polacco, il tenente Sobinski (Robert Stack), che li coinvolge nella resistenza seguita all’invasione nazista. A dare il tono della commedia basterà una battuta del dialogo con cui Maria tiene a bada lo spasimante, che confessa “Non ho mai incontrato un’attrice!”, al ché lei replica “Ed io non ho mai incontrato un uomo che scarica tre tonnellate di dinamite in un minuto”.
Il fascino della commedia nasce secondo noi dal fatto che la compagnia dei teatranti, non potendo più farlo sul palcoscenico, trasferisce nella vita normale la sua vis drammatica, impersonando personaggi come un improbabile Adolf Hitler tranquillamente a passeggio per le strade di Varsavia occupata, che concede persino autografi, proprio come i bravi attori. Di fronte a lui un attore di secondo piano riesce finalmente ad esibirsi nella tanto agognata recitazione del monologo di Jago.
Di grande effetto anche la scena in cui Joseph Tura si sostituisce al professore, spia dei nazisti, che gli sta insediando la moglie.
Certo stupisce l’attualità del congegno narrativo perfetto messo in scena da Ernst Lubitsch e che si avvale di un equilibrio tra i vari componenti scenici, con momenti magici, citiamo “di divertita leggerezza con cui Lubitsch, solo per un attimo, riesce a farci credere che gli orrori del mondo, la guerra, la brutalità, la stupidità, possano essere sconfitte con una battuta salace ed una risata.”
Poi, purtroppo, arriveranno il getto di Varsavia e i lager.