Toccasana

SCAFFALE

Ma è una favola, una bella favola, o un romanzo più o meno realistico? Questo è quello che ci si chiede dopo la lettura di “Toccasana”, opera prima di Giovanna Grazian, edito dalla Editrice Veneta di Vicenza nel 2012.
La vicenda narrata è imperniata su due protagoniste principali, Stefania e Arianna, entrambe docenti, la prima di Italiano e la seconda di matematica, dell’Istituto Magistrale “A.Fogazzaro” di Vicenza.
Stefania è una delle tante insegnanti che provengono dal sud dell’Italia, dove sarebbero destinate alla disoccupazione, e che con coraggio affrontano un trasferimento al nord, dove non sono sempre ben viste.
Lei vuole insegnare la cultura della sua terra e fa studiare “I Malavoglia” di Giovanni Verga alle sue studentesse; una delle quali, Lisa, presa da ben altri problemi, confida all’insegnante di essere incinta, dopo una vacanza-lavoro estivo con un ragazzo, Enrico.
L’altra prof, Arianna, è docente di matematica e scienze, ed abita a Foza, sull’altopiano di Asiago, dove risiede la sua famiglia, padre, madre, fratelli e nonna Maria, cui è particolarmente legata.
Arianna, scopriamo, proviene da una esperienza traumatica. Aveva impostato la sua vita, dopo l’Acr e il vo-lontariato parrocchiali, col giovane Stefano, con cui progettava il matrimonio ed una vita insieme, finché una curva ghiacciata e la morte del fidanzato la aveva tolta dai suoi sogni, gettandola in una disperazione esistenziale in cui si era chiusa, non confidando a nessuno la sua sofferenza.
A Vicenza le due colleghe, divenute amiche, cercano di riempire il tempo dedicandosi a forme di volontariato, convinte che sia necessario “offrirsi agli altri per guarire se stessi”.
Stefania da Vicenza è sempre in contatto con la famiglia in Puglia, con il padre che da pescatore è divenuto muratore, ed ora soffre di problemi di schiena. Nel contempo a lei si rivolge per aiuto Lisa, la studentessa incinta che si trova sola, con la paura della reazione del padre e le precarie condizioni di salute della madre.
Stefania riesce a coinvolgere attorno alla ragazza la solidarietà delle compagne e delle famiglie, ma anche della scuola, con la preside che si prende a cuore il caso della ragazza, affidata alle associazioni per la vita.
Tutti insieme la assistono fino alla nascita di due gemelline, celebrate con i fiocchi rosa al portone della scuola.
Intanto Arianna, che travestita da Sbirulino appartiene al gruppo di clown dei “Nasi Rossi”, passa una domenica pomeriggio con Chiara, una bambina leucemica, figlia di un medico che ha recentemente perso la moglie.
Proprio come medico, Stefano riesce ad apprezzare particolarmente l’intervento rasserenante di Arianna sulla figlia Chiara, che riesce persino a parlarle della madre; a poco a poco Stefano si lega a lei e insieme progettano di formare una famiglia, proprio mentre da parte sua Stefania allaccia una relazione con Massimo, una studente in crisi che in lei trova la fiducia necessaria per laurearsi e trovare un lavoro.
Come si vede, il clima è quello del “tutto bene quel che finisce bene”, anche perché Giovanna Grazian è sostanzialmente un’ottimista e pensa che per ogni situazione ci debba essere un “toccasana”, cioè una soluzione positiva.
Sta a noi quindi decidere se vogliamo restare immersi nella dura realtà della vita, dove per un problema che eventualmente si risolve se ne presentano cento di nuovi e non tutti risolvibili, oppure abbandonarci alla levità della narrazione di una bella favola dove i problemi non mancano, ma per tutti c’è un “toccasana”.