Tornano le leggi razziali

ATTUALITÀ

Nel numero precedente di Thienet, recensendo il libro di Antonio Scurati “M, il figlio del secolo”, abbiamo riscontrato un certo parallelismo, sempre più evidente, tra l’affermarsi della dittatura fascista in Italia e certe situazioni che si stanno verificando da quando Matteo Salvini è diventato premier di fatto, per quanto ufficialmente sia solo vice-premier.
Il Decreto Sicurezza bis, recentemente approvato ne è una ulteriore riprova. Il decreto mira ad impedire, con severe sanzioni, alle ong di portare eventuali migranti raccolti in mare nel più vicino porto sicuro, cioè in Italia. Per capire in pieno la gravità di questo Decreto, basterebbe sentire in merito don Luigi Ciotti.
Un Decreto che comunque a noi ricorda da vicino le leggi per la difesa della razza emanate da Mussolini nel 1938, scopiazzando le leggi razziali di Hitler, e che erano dirette contro i non ariani, e contro gli ebrei in particolare. Dietro queste leggi c’era l’idea, tutta nazista, della preminenza della razza ariana sulle altre razze, e quindi si trattava di difenderne la purezza.
Il Decreto Sicurezza Bis risponde allo slogan di Matteo Salvini che, scimmiottando l’ “America First” di Donald Trump e Steve Bannon, proclama a gran vice “Prima gli Italiani”.
Come si vede in entrambi i casi alla base c’è una discriminazione di tipo razziale o nazionalistico, che è l’esatto contrario dello spirito che informa la nostra Costituzione, oltre che blasfemo rispetto a quella religiosità (la religione è un’altra cosa) che il vice-premier ostenta a fini politico-elettorali; come dire l’esatto contrario del principio cristiano “ama il prossimo tuo…”.
Secondo Salvini e il suo immondo decreto, il capitano di una nave che vede un gommone alla deriva pieno di non italiani, per evitare una multa o il sequestro della nave, dovrebbe tirare dritto per la sua rotta, evitando di raccoglierli e portarli, come dicono le leggi del mare e le convenzioni internazionali, oltre che la sua coscienza, in salvo in un porto sicuro. Forse il povero Salvini non sa che le Convenzioni internazionali, i Trattati firmati dall’Italia non possono essere disattesi sulla base del suo decreto, per quanto lui si ostini a chiudere i porti.
Ci ha poi negativamente sorpreso il fatto che il Presidente della Repubblica abbia firmato questo decreto permettendone l’applicazione, accompagnandolo con qualche timida riserva; forse, ci permettiamo di osservare, la sua funzione di garante della Costituzione riguarda non solo la lettera ma anche, e soprattutto, lo spirito che la informa, di cui questo decreto a noi sembra si muova in direzione esattamente contraria.
E così in Italia vediamo sempre più diffuso lo stesso atteggiamento di chi nel 1938, a cominciare dal sovrano, non ha gridato il suo dissenso verso le leggi razziali di Mussolini, trovando normale che, per esempio, un docente non potesse più insegnare in una scuola solo perché di razza non ariana.
È questa assurda deriva morale, questo lento scivolare verso posizioni anti-democratiche, questa ossessiva chiusura di sempre maggiori spazi di libertà, tra la passiva accettazione o il silenzio complice, che ci dà l’idea di come l’Italia di oggi assomigli sempre più all’Italietta di Benito Mussolini.

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