torneranno i prati

CINEMA

233_olmifilmQuando la poesia diventa cinema! Questa è stata la nostra impressione assistendo al film “torneranno i prati” di Ermanno Olmi, proiettato in questi giorni al Cinema Patronato di Thiene, nell’ambito dei Cineincontri 2015.
Non si può parlare di una trama vera e propria, piuttosto di una ballata che rievoca un fatto storico accaduto.
La scena è un avamposto in alta montagna durante la Grande Guerra, nel 1917, e tutti ormai sembrano essere stanchi di questo continuo eccidio di giovani vite umane.
Il narratore all’inizio ci informa che siamo sotto quattro metri e mezzo di neve che, oltre a combattere, bisogna spalare per poter far arrivare il rancio e la posta, che si è cosi vicini alla trincea austriaca da sentire il loro respiro, mentre metà dei soldati sono in preda alla febbre. Nella notte, applaudito da tutti un soldato canta una nostalgica canzone napoletana.
Dal comando, dove si sta al caldo e ben rifocillati, arrivano telefonicamente ordini che quassù suonano del tutto insensati, ma che si devono eseguire perché sono ordini.
Così, avendo sentore che la linea telefonica sia intercettata, il comando ha deciso di installarne un’altra, e un soldato viene mandato fuori dalla trincea; fatti pochi metri, questi viene inesorabilmente colpito dai cecchini austriaci.
Il soldato scelto per sostituirlo di fronte all’ordine dice che “qui o fuori è lo stesso” e si spara un colpo in testa davanti al comandante.
Intanto, essendo quasi l’alba, ci si prepara ad un assalto, con gli uomini tesi e ben consci del pericolo; che invece viene interrotto da un furioso assalto a sorpresa dell’artiglieria austriaca che sconvolge l’avamposto, uccidendo alcuni soldati.
Uno di loro, con l’orecchio appoggiato ad una roccia, avverte il tenentino comandante che il nemico sta facendo dei buchi per sistemare le cariche di dinamite e far saltare la montagna dove c’è l’avamposto; è un rumore che lui ben conosce essendo stato nelle miniere del Belgio.
Nel frattempo arriva l’ordine di ripiegare e, sepolti i morti, i soldati se ne vanno.
Al di là della documentata ricostruzione storica, crediamo che da questo film venga una grande lezione che Olmi vuol dare a tutti noi che ci accingiamo a celebrare il primo centenario della Grande Guerra; non facciamone un’occasione di riti celebrativi, ma entriamo per quanto possibile in profondità nei drammi umani, nelle sofferenze profonde, nelle insensatezze criminali che sono la materie vera di cui quella tragica guerra era fatta.
In quei soldati dell’avamposto, come nei loro comandanti, è spento ogni eroismo retorico, sostituito dalla rassegnazione di chi è in balia di ordini presi a tavolino e che non tengono conto delle condizioni e del prezzo in vite umane che richiedono per essere eseguiti.

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