Tutto è notte nera

SCAFFALE

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Uno scrittore, diceva T.S. Eliot, lo si deve giudicare al suo terzo romanzo, quello in cui il suo stile ha ormai definiti-vamente assunto una sua identità e consistenza; così anche su Umberto Matino, scrittore nato a Schio ma che vive e lavora a Padova, è venuto il momento di esprimere un nostro giudizio, sempre per quel che può valere.
Aveva iniziato nel 2007 con un capolavoro “La valle dell’Orco”, di cui ancora godiamo il fascino misterioso, a volte inquietante, in cui ci ha tenuto per tutta la sua lettura.
Ci era piaciuto meno il secondo romanzo, “L’ultima Anguana”, pubblicato nel 2011, una storia truce in cui ci è sembrato che la violenza avesse in qualche modo prevaricato il fascino del mistero.
Ed ora il terzo, “Tutto è notte nera” pubblicato nel luglio 2015 dalle Edizione Biblioteca dell’Immagine.
Un romanzo lungo e complesso, con un consistente apparato storico-critico, ma anche con una suspense che ti tiene avvinto fino all’ultima frase.
La vicenda, forse influenzata dalla famosa indagine di Luca Valente, è quella di una serie di delitti che comincia da quello che avviene nel sopramonte di Schio, in cui una giovane ragazza viene misteriosamente accoltellata.
Mentre le indagini di polizia vanno avanti tentativamente, per una serie di circostante si crea un sodalizio tra il geometra Gigi Marcante, la postina Silvana e il giornalista del Giornale di Vicenza che segue le indagini, e lo scavezzacollo Nello.
Nello sforzo di non rivelare nulla di importante, possiamo dire che le indagini del maresciallo Piconese e dei suoi uomini, lungi dal limitarsi cercare prove ed a verificare gli indizi man mano che emergono dallo svolgersi della vicenda, si addentrano anche nella storia più o meno antica della nostra zona, non solo nelle sette locali, ma anche nelle inquietudini e nelle sommosse medioevali degli anabattisti, ciò che rende il romanzo di grande interesse anche dal punto di vista della ricostruzione storica su un’area che va da Schio ad Arzignano, passando per Valdagno.
Naturalmente, con questo particolare tipo di sviluppi delle indagini, non può mancare il coinvolgimento nella vicenda del responsabile della Biblioteca di Schio, da sempre un mito locale, e che qui viene trascinato dentro il romanzo, così come il grande studioso di storia antica che vive nei palazzi di Vicenza.
Per noi è stata di grande interesse questa sapiente ed equilibrata mescolanza tra fiction e storia locale, da cui si snoda una vicenda che ti tiene nella curiosità fino alla fine, anche perché Umberto Matino, quando le scene e le vicende sembrano chiare, ci infila un’ombra misteriosa o un elemento di sospetto che non ti permette mai di rilassarti sull’evolversi del racconto.
Ormai risulta evidente che Umberto Matino è decisamente un buon narratore, capace di aggirarsi in un mondo fatto di realtà, di storia e di mistero, giocando su una sapiente dosatura della suspense, ciò che conferisce un fascino particolare alle sue opere.

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