Un marito ideale

TEATRO

“Un Marito Ideale”, testo scritto da Oscar Wilde nel 1893 e che il bravo regista e attore (nella parte di Sir Chiltern) Roberto Valerio ha recentemente messo in scena al Comunale di Thiene, nell’ambito della 33^ Stagione Teatrale.
Sir Robert Chiltern sottosegretario agli affari esteri, stimato e influente uomo politico, è per sua moglie Lady Gertrude anche un marito ideale; purtroppo lei non sa che Sir Chiltern è invece ricattabile per via di una lettera molto compromettente, scritta agli inizi della sua fortunata carriera politica ed economica.
Lo sa invece Mrs Cheveley (una brava ed elegante Valentina Sperlì), donna ambiziosa, arrivista e senza scru-poli, disposta a rendere pubblica la lettera se lui non appoggerà alla camera dei Lord un certo progetto che le permetterebbe una grossa speculazione; ma scopriremo poi che anche lei è ricattabile.
La corruzione e la moralità nella politica è quindi il tema di una sconcertante, purtroppo, attualità.
Roberto Valerio è stato abile nel saper ridurre in un atto unico, senza togliere nulla al bel testo, fatto di battute intelligenti, dialoghi frizzanti, pungenti nonsense, e nonostante la serietà del tema, tutto è stato trattato con un soffio di rinfrescante leggerezza; ci sono stati dei momenti molto piacevoli come il duello a suon di guanti tra le due donne, il ventaglio faraonico per poter procurare correnti d’aria e, veramente delizioso, il dialogo fra Mrs Cheveley e Lord Goring (un bravissimo Pietro Bontempo), il tutto fatto a passi di danza.
Il Lord Goring di Bontempo (l’autoritratto di Oscar Wilde) appare come un dandy superficiale, frivolo e irriverente, ma alla fine si rivelerà un vero amico, profondamente umano e farà di tutto per aggiustare le cose fra Lady Gertrude, una moglie poco elastica, e il marito Sir Chiltern profondamente innamorato di lei.
Alla fine della commedia, dove abbiamo assistito anche ad altri ed efficaci colpi di scena, Lord Goring cercherà con passione di convincere Lady Gertrude a tornare con il marito dicendole ”non uccidere il suo amore per te; del resto la vita degli uomini è destinata a procedere lungo una linea retta per raggiungere grandi obiettivi, al contrario la vita delle donne si muove nelle curve delle emozioni e ha un valore diverso.“ Questo impertinente aforisma, in perfetto stile Wilde, conclude la commedia.
Si è trattato di uno spettacolo ben fatto, curato anche nei costumi, elegante e raffinato, la scena minimalista ma efficace; tutti i sei attori che erano nel palco hanno dato prova di saper recitare con efficacia, hanno saputo divertire ma anche divertirsi; questo vuol dire recitare con l’anima, creando un bel feeling tra palco e pubblico.
Soltanto 5 mesi dopo la prima di questa commedia, ebbe che un grande successo, Oscar Wilde venne condannato ai lavori forzati per omosessualità; uscirà dal carcere nel 1897e non scriverà più. Una nobildonna gli chiederà il perché e lui le risponderà nel suo stile “ho scritto quando non conoscevo la vita; ora che so il senso della vita, non ho più niente da scrivere. La vita non può essere scritta, la vita può solo essere vissuta.”
La prigionia aveva minato seriamente la sua salute; morirà in solitudine a Parigi a soli 46 anni.