Un nemico del popolo

TEATRO

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(commedia di Henrik Ibsen)

Intanto cominciamo con una protesta; un teatro è serio nella misura in cui è puntuale nel cominciare gli spettacoli in programma; un ritardo iniziale di 20 minuti senza dare spiegazioni è un’offesa per il pubblico puntuale.
Venendo al nostro argomento, una commedia fastidiosamente sessantottarda ci è sembrata “Un nemico del popolo” di Henrik Ibsen recentemente andata in scena al Teatro Comunale di Thiene nell’ambito della 32^ Sta-gione Teatrale.
Dopo quasi 50 anni che siamo stati animati dallo “spirit of 68”, possiamo certamente essere sensibili alle tematiche di tipo sociale, in particolare ambientalistiche, ma ci danno fastidio i toni declamatori, le semplificazioni ideologiche, che ci appaiono fuori luogo e soprattutto fuori tempo.
Resta da vedere se questa interpretazione ideologica è nell’originale di Ibsen oppure nell’adattamento di Edoardo Erba, con Gianmarco Tognazzi e per la regia di Armando Pugliese.
La vicenda in sé è non è certo nuova, tanto che quasi quotidianamente non mancano esempi; basti pensare alla recente sentenza sull’amianto, mentre un classico di qualche anno fa è stato il film “Erin Brockovich” Un medico, Thomas Stockmann, ufficiale sanitario di una cittadina svedese, scopre che le acque delle terme, per le quali si era impegnato, sono pericosamente inquinate dagli scarichi di una conceria, al punto da redigere una relazione per proporre al sindaco, suo fratello e maggior azionista della società delle terme, di rinunciare ad un progetto su cui si basavano le aspettative e le speranze dell’intera città.
Il dottore si rivolge anche alla stampa “indipendente” che però riesce a farsi convincere dal sindaco a non pubblicare la relazione.
Così il dottore perde il posto e la casa, mentre la figlia insegnante viene licenziata; il tutto nel sacro nome della “maggioranza” (nel ‘68 la chiamavamo “maggioranza silenziosa”, che proprio per essere maggioranza crede di aver sempre ragione, al punto da nascondersi i pericoli che minacciano la salute dei cittadioni in nome del profitto reale o in prospettiva.
D’altronde non sono passati molti mesi da quando dovevamo dire all’ex-premier che avere la maggioranza non significava automaticamente avere ragione, ma solo la ragione del più forte.
È stato quindi la nostra mal disposizione per il ritardo iniziale e per gli intervalli dai quarti d’ora dilatati, insieme con un tono vacuamente e fastidiosamente predicatorio della vicenda narrata, che ci hanno impedito di gustare quella che, almeno nell’originale, viene considerata una delle migliori commedie di Ibsen.